Author: Riccardo Fausti

  • Newsletter #2 — Brother Sun, Sister Moon

    ITALY EXPLAINED · NEWSLETTER #2

    Brother Sun, Sister Moon

    ⏱ 4-minute read · 📖 a short story in Italian (2 levels) · 📰 2 news from Italy, in Italian ·
    💡 a curiosity · ✨ this week’s episode

    Ciao! Oggi, 4 ottobre, è la festa di San Francesco, patrono d’Italia. (Today is the feast of Saint Francis, patron saint of Italy.)

    It is exactly 800 years since Francis died in Assisi. In Umbria, children get to know Assisi early, on school trips, and so did I. What still strikes me is the contrast: an enormous, imposing basilica, and all around it nothing but green and silence.

    The Basilica of Saint Francis in Assisi, with the green Umbrian valley behind it
    Photo: Duc Tinh Ngo / Pexels

    📖 LEGGI IN ITALIANO · READ IN ITALIAN

    The most famous story about Francis, in two levels. Start with yours, then challenge yourself with the other.

    🌱 Livello facile · A2

    A Gubbio, in Umbria, c’era un lupo grande e cattivo. Mangiava gli animali e anche le persone, e tutti avevano paura. Un giorno arriva Francesco. Esce dalla città, va dal lupo e gli dice: «Vieni qui, frate lupo!». Poi fa un patto: le persone di Gubbio danno da mangiare al lupo ogni giorno, e il lupo non fa più male a nessuno. Il lupo mette la zampa nella mano di Francesco: è d’accordo! Da quel giorno vive in città, come un amico.

    🌳 Livello intermedio · B1–B2

    I Fioretti di San Francesco sono una raccolta di racconti sulla sua vita, scritta nel Trecento. La storia più famosa è questa. A Gubbio viveva un lupo enorme e feroce, che attaccava animali e persone: la gente aveva così paura che nessuno usciva più dalla città senza armi. Francesco, invece, andò a cercarlo senza niente in mano e lo chiamò «frate lupo». Non lo cacciò: gli propose un patto. Gli abitanti gli avrebbero dato da mangiare ogni giorno, e lui non avrebbe più fatto del male a nessuno. Davanti a tutta la città, il lupo mise la zampa nella mano di Francesco, come per dire di sì. Visse ancora due anni a Gubbio, tranquillo, e quando morì di vecchiaia tutti furono molto tristi.

    Glossario: raccolta = collection · feroce = fierce · senza niente in mano = empty-handed · cacciò = chased away · patto = deal · zampa = paw · vecchiaia = old age

    📰 L’ITALIA QUESTA SETTIMANA · ITALY THIS WEEK

    All in Italian, for B2–C1 learners. Not there yet? Just try the headlines!

    🎉 Il 4 ottobre torna festa nazionale (ma è domenica)

    Da quest’anno il 4 ottobre, giorno di San Francesco, è di nuovo festa nazionale: scuole e uffici pubblici chiusi. Era stata cancellata nel 1977, quando una legge eliminò diverse feste per aumentare la produttività. Nel 2026, però, il 4 ottobre cade di domenica: per avere un giorno libero in più grazie a San Francesco bisognerà aspettare il 2027, quando sarà un lunedì. Oggi il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è ad Assisi per gli 800 anni dalla morte del santo.

    Perché conta: con questa legge i giorni festivi nazionali passano da 11 a 12. Francesco è patrono d’Italia dal 1939, insieme a Santa Caterina da Siena.

    🍇 Vendemmia 2026: quest’anno niente previsioni

    Ogni anno, a settembre, Assoenologi, Unione italiana vini e Ismea presentano le stime sulla quantità di vino prodotto in Italia. Quest’anno hanno deciso di non farle: con un clima sempre più variabile, negli ultimi anni le previsioni si sono rivelate troppo lontane dai dati reali. I numeri arriveranno a raccolta finita.

    Perché conta: l’Italia si contende ogni anno con la Francia il primato mondiale nella produzione di vino, e il cambiamento climatico rende difficile perfino prevedere quanto vino si farà. Ne parliamo domenica prossima, in piena vendemmia.

    Glossario: festa nazionale = public holiday · patrono = patron saint · stime = estimates · vendemmia = grape harvest · primato = first place

    💡 LO SAPEVI? · DID YOU KNOW?

    From frate sole to “Ciao, fra!”

    Around 1225 Francis wrote the Cantico delle creature, one of the earliest poems in the Italian language, praising “frate sole” (Brother Sun) and “sora luna” (Sister Moon): old forms of fratello and sorella.

    Now listen to Italian teenagers today: “Ciao, fra!”, “Fra, dove sei?”. Fra is short for fratello, and it works exactly like the English bro. In some areas, like Rome, you may even hear frate. Saint Francis has nothing to do with it, though: it is youth slang, the Italian twin of bro. Eight centuries later, Italians are still calling each other “brother”.

    🎓 Advanced bonus: from the Fioretti di San Francesco comes fare un fioretto, to give up something you love as a small promise. “Questo mese faccio un fioretto: niente dolci!”

    ✨ NOVITÀ DELLA SETTIMANA · NEW THIS WEEK

    Map of Italy divided into North, Centre and South, Italy Explained episode 2

    Italy Explained #2 · Is Italy really three countries?

    North, Centre and South: history, food, one word you should understand but never use, and a fruit with three names. In Italian, in three levels, with exercises. Pick your format:

    💌 UNA DOMANDA PER TE · A QUESTION FOR YOU

    Have you ever been to Assisi? Or is there a place, anywhere in the world, that gave you the same sense of peace? Just reply to this email and tell me: your answer comes straight to my inbox, and I read every single one.

    And if you’d like to start speaking Italian with confidence, book a free 20-minute call with me →

    A presto,
    Riccardo

    P.S. Next Sunday we’ll be among the vineyards: it’s vendemmia time, and we’ll go to Montefalco, the Umbrian town of Sagrantino wine. 🍇

  • #2 — Nord, Centro e Sud: tre Italie diverse? · Is Italy really three countries?

    #2 — Nord, Centro e Sud: tre Italie diverse? · Is Italy really three countries?

    Choose your level

    This episode comes in three levels, each with its own text and exercises.
    Click a level below to open it.

    A2 · Elementare
    Short sentences, with English help in brackets.

    Ciao e benvenuto/a su Italy Explained. Io sono Riccardo e questo è il secondo episodio della serie. Se non capisci ogni parola, prova a seguire il significato generale. Sul canale YouTube Italy Explained trovi anche la versione video di questo episodio.

    Se chiedi a un italiano da dove viene (where they come from), può dire: “Sono di Milano”, ma anche: “Sono del Nord”. Oppure: “Sono di Roma, sono del Centro”. O ancora: “Sono di Napoli, sono del Sud”.

    Ma che cosa significano Nord, Centro e Sud?

    Tre parti d’Italia

    Al Nord ci sono città come Milano, Torino e Venezia. Al Centro ci sono Firenze e Roma. Anche l’Umbria, la mia regione, è al Centro. Al Sud ci sono Napoli e Bari, e anche la Sicilia e la Sardegna.

    Il Sud ha anche un altro nome: Mezzogiorno. La parola mezzogiorno significa “le dodici” (twelve o’clock), ma può significare anche “Sud”. Perché? A mezzogiorno il sole si trova a sud.

    Storie diverse

    Oggi l’Italia è un solo Paese, ma prima del 1861 c’erano diversi Stati (states). Nel Sud c’era un grande regno, cioè uno Stato governato da un re (a king). Una parte del Centro era governata dal Papa (the Pope). Il Nord era diviso in diversi Stati.

    Per questo Nord, Centro e Sud hanno storie e tradizioni diverse. Anche la cucina cambia: al Nord sono tradizionali il riso, la polenta (cornmeal porridge) e il burro (butter), al Sud la pasta e l’olio d’oliva (olive oil).

    Nord e Sud

    Al Nord ci sono più posti di lavoro (jobs). Per questo, negli anni Cinquanta e Sessanta, milioni di persone del Sud sono andate a lavorare nelle città del Nord, soprattutto a Torino e Milano.

    Queste migrazioni hanno portato anche molti pregiudizi (prejudices). Un pregiudizio è un’idea, spesso negativa, su una persona o un gruppo che non conosciamo veramente.

    Una parola importante da capire è terrone: è una parola offensiva per le persone del Sud. Qualcuno la usa per scherzare (as a joke), ma può ancora essere molto offensiva.

    Quindi è importante capirla, ma è meglio non usarla.

    Un frutto, tre nomi

    Anche l’italiano cambia da una zona all’altra.

    Pensa a questo frutto: 🍉

    A Milano puoi sentire anguria (watermelon). A Firenze o Roma, cocomero. A Napoli o in Sicilia puoi sentire anche melone d’acqua.

    Questo è l’italiano regionale: la lingua è la stessa, ma alcune parole cambiano da una zona all’altra.

    Anche i saluti (greetings) cambiano. In alcune zone puoi sentire “buonasera” già dopo pranzo (after lunch), in altre più tardi.

    Un Paese, tante Italie

    Nel 1861 molti italiani usavano soprattutto il dialetto (dialect), cioè la lingua locale della loro zona.

    Poi la scuola e la televisione hanno aiutato a diffondere (to spread) l’italiano in tutto il Paese.

    Oggi gli italiani hanno in comune (in common) la lingua, ma anche libri, film, musica e sport. E una persona può sentirsi italiana e anche siciliana, veneta o umbra.

    Allora, tre Italie diverse?

    Nord, Centro e Sud sono tre Italie diverse? Sì e no: hanno storie e tradizioni diverse, ma fanno parte dello stesso Paese.

    Nel prossimo episodio andiamo in Umbria, la mia regione!

    Mettiti alla prova

    Esercizi

    1. Vero o falso?

    Leggi le frasi e scrivi Vero (V) o Falso (F).

    1. L’Umbria si trova nel Centro Italia.

    2. La parola “Mezzogiorno” può significare anche “Nord”.

    3. Prima del 1861 l’Italia era divisa in diversi Stati.

    4. “Terrone” è una parola che si può usare sempre senza problemi.

    5. “Anguria” e “cocomero” indicano lo stesso frutto.

    2. Le parole dell’episodio

    Completa le frasi con le parole del riquadro. Usa ogni parola una sola volta.

    dialetto – regno – pregiudizio – Mezzogiorno – anguria

    1. Un __________ è uno Stato governato da un re.

    2. Un __________ è un’idea, spesso negativa, su una persona o un gruppo che non conosciamo veramente.

    3. __________ è un altro nome per il Sud Italia.

    4. A Milano puoi sentire la parola __________ per indicare il cocomero.

    5. Nel 1861 molti italiani usavano soprattutto il __________ della loro zona.

    3. Scegli la risposta corretta

    Scegli l’opzione corretta.

    1. L’Italia è diventata uno Stato unito nel 1861 / nel 1961.

    2. “Terrone” è una parola offensiva / formale.

    3. A Roma, per questo frutto 🍉, si dice cocomero / melone.

    4. Molti italiani nel 1861 parlavano soprattutto il dialetto / l’inglese.

    5. La scuola e la televisione hanno aiutato a diffondere / dividere la lingua italiana.

    Mostra soluzioni
    1. Vero o falso?

    1. V

    2. F

    3. V

    4. F

    5. V

    2. Le parole dell’episodio

    1. regno

    2. pregiudizio

    3. Mezzogiorno

    4. anguria

    5. dialetto

    3. Scegli la risposta corretta

    1. nel 1861

    2. offensiva

    3. cocomero

    4. il dialetto

    5. diffondere

    B1/B2 · Intermedio
    The full story, in everyday Italian.

    Prova a chiedere a un italiano da dove viene. Probabilmente non ti dirà soltanto il nome della sua città. Ti dirà anche: “Sono del Nord”, “Sono del Centro” o “Sono del Sud”. Ma che cosa significano, davvero, queste tre parole? E l’Italia è veramente divisa in tre?

    Ciao, io sono Riccardo e questo è Italy Explained. Se durante la lettura non capisci tutto, prova semplicemente a seguire il senso generale. E se preferisci seguire questo episodio con l’aiuto di immagini e video, trovi anche la versione video sul canale YouTube Italy Explained.

    Oggi facciamo un viaggio da nord a sud per capire che cosa rende diverse queste tre Italie, e che cosa invece le unisce.

    Dove sono Nord, Centro e Sud

    L’Istat, l’Istituto nazionale di statistica, divide l’Italia in cinque aree: Nord-ovest, Nord-est, Centro, Sud e Isole. Nella vita di tutti i giorni, però, gli italiani parlano di tre parti.

    Una curiosità: quando si parla di queste differenze, il Centro quasi scompare. Il grande confronto, nella storia e nella società, è quello tra Nord e Sud. E per il Sud c’è anche un altro nome: Mezzogiorno.

    Sai perché il Sud Italia si chiama anche Mezzogiorno? Mezzogiorno vuol dire “le dodici”, cioè l’ora a metà della giornata. A mezzogiorno, visto dall’Italia, il sole si trova a sud. Per questo la parola ha cominciato a indicare quella zona d’Italia.

    Storie diverse

    L’Italia è uno Stato unito solo dal 1861. Prima, per molti secoli, le varie parti della Penisola hanno avuto storie diverse. Gran parte del Sud era un unico grande regno, con capitale Napoli. Una parte importante del Centro era lo Stato della Chiesa, governato dal Papa. Il Nord era diviso in più Stati, molto legati al resto d’Europa. Così abitudini, dialetti e cucina si sono sviluppati in modo diverso.

    A tavola, Nord e Sud non sono uguali. Al Nord c’è una grande tradizione di riso, polenta e burro. Pensa: l’Italia produce più della metà del riso europeo, e quasi tutto viene da due regioni del Nord, il Piemonte e la Lombardia. Al Sud, invece, sono più importanti il grano duro (durum wheat), l’olio d’oliva e le verdure. Ma attenzione: in Italia la cucina cambia soprattutto da regione a regione, e spesso da una città all’altra.

    Una differenza importante: economia e lavoro

    Oggi c’è poi un divario (gap) che si vede nei numeri. Secondo l’Istat, nel 2024 il PIL per abitante, cioè il valore di tutto quello che si produce in un anno, diviso per il numero di abitanti, era di circa 46.000 euro nel Nord-ovest e di circa 25.000 nel Mezzogiorno. E tra i 15 e i 64 anni, al Sud lavora circa una persona su due, al Nord circa sette su dieci.

    Per questo, da molti decenni, tanti giovani del Sud partono verso il Nord. Negli anni Cinquanta e Sessanta milioni di persone sono andate a lavorare nelle fabbriche di Torino e Milano. E il viaggio continua ancora oggi, anche se nel 2025 il Mezzogiorno è stata l’area d’Italia dove il lavoro è cresciuto di più. Queste migrazioni hanno portato anche molti pregiudizi.

    Gli stereotipi, e una parola da conoscere

    C’è una parola che in Italia potresti ancora sentire: “terrone”. È un modo spregiativo (derogatory), cioè offensivo, di chiamare le persone del Sud. Viene da “terra” e probabilmente dai nomi di alcune zone meridionali, come la Terra di Lavoro, la Terra di Bari e la Terra d’Otranto. Oggi alcuni meridionali la usano anche con ironia, ma resta una parola che può ferire. Quindi: è importante capirla, ma è meglio non usarla.

    Esiste anche una parola per chi viene dal Nord, “polentone”, spesso usata in modo scherzoso. Ma le due parole non hanno lo stesso peso. E come tutti gli stereotipi, dicono pochissimo sulle singole persone.

    La lingua di Nord, Centro e Sud

    Un frutto, tre nomi. D’estate a Milano compri un’anguria. A Firenze o a Roma, lo stesso frutto si chiama cocomero. E a Napoli o in Sicilia potresti sentire “melone d’acqua”. Stesso frutto, stessa lingua, parole diverse. È l’italiano regionale, ed è normalissimo!

    Anche i saluti cambiano

    Come si saluta in Italia? Con gli amici: “ciao”. Con una persona che non conosci: “buongiorno” o “buonasera”. E se non sai quale usare, “salve” va bene quasi sempre. Ma attenzione: l’ora in cui si passa da “buongiorno” a “buonasera” cambia anche da zona a zona. In alcune parti del Centro e del Sud puoi sentire “buonasera” già dopo pranzo, mentre altrove si aspetta il tardo pomeriggio.

    Un Paese, tante Italie

    Che cosa unisce gli italiani? Prima di tutto, una lingua comune. Nel 1861, quando nasce l’Italia unita, solo una piccola parte della popolazione parlava abitualmente italiano: nella vita di tutti i giorni si usavano soprattutto i dialetti. A diffondere l’italiano sono state la scuola, il servizio militare e, dagli anni Cinquanta, la televisione. Negli anni Sessanta la Rai aveva perfino un programma per insegnare a leggere e a scrivere agli adulti. Si chiamava “Non è mai troppo tardi”.

    Ma non c’è solo la lingua. Dopo più di 160 anni di storia comune, gli italiani condividono libri, film, musica, sport e momenti della storia che fanno parte della memoria collettiva. E forse è questo uno degli aspetti più interessanti dell’Italia: un’identità nazionale che non ha cancellato quelle locali. Si può essere italiani e, allo stesso tempo, sentirsi profondamente siciliani, veneti o romani.

    Allora, tre Italie diverse?

    Sì e no. Nord, Centro e Sud hanno storie, tradizioni e modi di parlare diversi, ma fanno parte dello stesso Paese. E per conoscere davvero l’Italia bisogna andare più vicino: nelle regioni, nelle città e nei territori.

    Ed è proprio quello che faremo nel prossimo episodio: andiamo in Umbria, la mia regione.

    Mettiti alla prova

    Esercizi

    1. Le parole del testo

    Trova nel testo una parola o un’espressione che corrisponde alla definizione.

    1. Un giudizio, spesso negativo, che si dà prima di conoscere veramente una persona o un gruppo → __________

    2. Che esprime disprezzo verso qualcuno → __________

    3. Spostamento di persone da un luogo a un altro → __________

    4. Una differenza importante tra due situazioni o territori → __________

    5. Varietà dell’italiano influenzata dalla zona in cui viene parlata → __________

    2. I connettivi

    Completa le frasi con: per questo – mentre – però – anche se – infatti

    1. Il Nord e il Sud hanno avuto storie diverse; __________, ancora oggi esistono importanti differenze.

    2. Tra i 15 e i 64 anni, al Sud lavora circa una persona su due, __________ al Nord circa sette su dieci.

    3. Il Mezzogiorno presenta ancora difficoltà economiche; nel 2025, __________, l’occupazione è cresciuta.

    4. __________ “terrone” può essere usato ironicamente, resta una parola potenzialmente offensiva.

    5. L’Italia presenta forti differenze regionali. La lingua, __________, cambia da una zona all’altra.

    3. Rispondi alle domande

    Rispondi alle domande con frasi complete.

    1. Perché il termine “Mezzogiorno” viene utilizzato per indicare il Sud Italia?

    2. Perché esistono ancora importanti differenze culturali tra le varie parti d’Italia?

    3. Che cosa ha spinto molti meridionali a trasferirsi al Nord?

    4. Perché bisogna fare attenzione quando si usa la parola “terrone”?

    5. In che modo l’italiano può cambiare da una regione all’altra?

    Mostra soluzioni
    1. Le parole del testo

    1. pregiudizio

    2. spregiativo

    3. migrazione

    4. divario

    5. italiano regionale

    2. I connettivi

    1. per questo

    2. mentre

    3. però

    4. anche se

    5. infatti

    3. Rispondi alle domande

    Possibili risposte:

    1. Perché a mezzogiorno il sole si trova a sud e, nel tempo, la parola ha iniziato a indicare anche il Sud.

    2. Perché prima dell’unificazione le diverse parti della Penisola hanno avuto per secoli storie e Stati diversi.

    3. Soprattutto la ricerca di lavoro e di migliori opportunità economiche.

    4. Perché è un termine spregiativo rivolto alle persone del Sud e può essere offensivo, anche se a volte viene usato ironicamente.

    5. Possono cambiare alcune parole e alcune abitudini linguistiche.

    C1 · Avanzato
    Richer vocabulary and longer sentences.

    Ciao e benvenuto/a su Italy Explained. Io sono Riccardo e in questo secondo episodio affrontiamo una delle distinzioni più radicate nel modo in cui gli italiani descrivono il proprio Paese. Come sempre, non è necessario comprendere ogni singola parola: conta soprattutto seguire il filo del ragionamento e servirsi del contesto. La versione video è disponibile sul canale YouTube Italy Explained.

    Chiedere a un italiano da dove venga non significa necessariamente ottenere il nome di una città. Non è raro sentirsi rispondere: “Sono del Nord”, “Sono del Centro” oppure “Sono del Sud”, come se queste grandi aree potessero raccontare qualcosa non solo sulla provenienza di una persona, ma anche sulla sua identità.

    Eppure Nord, Centro e Sud non sono realtà nettamente separate: sono categorie che usiamo per orientarci in un Paese segnato da differenze territoriali profonde e, allo stesso tempo, da oltre un secolo e mezzo di storia comune.

    Dove finisce il Nord e dove comincia il Sud?

    L’Istat distingue cinque ripartizioni territoriali: Nord-ovest, Nord-est, Centro, Sud e Isole. Nel linguaggio quotidiano, tuttavia, queste si riducono a tre macroaree, con Sicilia e Sardegna incluse nel Sud.

    Curiosamente, nel dibattito pubblico il Centro tende a rimanere sullo sfondo: la contrapposizione che ha segnato la storia economica e sociale dell’Italia contemporanea è quella tra Nord e Mezzogiorno. Del resto, nemmeno il Centro è uno spazio omogeneo: Toscana, Lazio, Umbria e Marche hanno storie, economie e identità molto diverse.

    Anche il termine Mezzogiorno merita attenzione. Indica anzitutto la metà del giorno; poiché nell’emisfero boreale, a quell’ora, il sole culmina verso sud, la parola ha finito per designare il punto cardinale e poi l’Italia meridionale: una piccola traccia del modo in cui, per secoli, ci si è orientati osservando il cielo.

    Prima dell’Italia c’erano molte Italie

    Prima del 1861 la Penisola era suddivisa in Stati differenti. Gran parte del Mezzogiorno apparteneva a un unico regno con capitale Napoli; una vasta porzione del Centro era governata dal Papa attraverso lo Stato della Chiesa; il Settentrione era frammentato in diverse entità politiche, spesso profondamente inserite nelle dinamiche dell’Europa continentale.

    Per secoli, dunque, popolazioni che oggi appartengono allo stesso Stato hanno sviluppato istituzioni, consuetudini ed economie proprie. L’unità politica non ha cancellato questa stratificazione storica: molte differenze che attribuiamo genericamente al “Nord” o al “Sud” diventano più comprensibili se osservate attraverso la storia dei singoli territori.

    Una geografia che si mangia

    La cucina ne offre l’esempio più immediato. Nell’Italia settentrionale hanno avuto storicamente un ruolo centrale riso, polenta e burro: non è un caso che Piemonte e Lombardia producano oltre il 90% del riso italiano, che a sua volta supera la metà di quello europeo. Nel Mezzogiorno contano invece di più il grano duro, l’olio d’oliva e i prodotti del clima mediterraneo.

    Sarebbe però fuorviante immaginare due cucine compatte separate da una linea: la gastronomia italiana è estremamente locale, e una ricetta tradizionale in una città può risultare quasi estranea pochi chilometri più in là.

    Il divario che resiste

    Se le differenze gastronomiche vengono celebrate, quelle economiche sono decisamente più problematiche. Nel 2024 il PIL per abitante era di circa 46.000 euro nel Nord-ovest e di circa 25.000 nel Mezzogiorno. Anche sul mercato del lavoro la distanza è considerevole: tra i 15 e i 64 anni lavora circa una persona su due nel Mezzogiorno e circa sette su dieci al Nord, un divario di una ventina di punti percentuali.

    Quello tra Nord e Sud non è quindi soltanto un contrasto culturale o una collezione di stereotipi: è anche uno dei principali squilibri strutturali dell’Italia contemporanea.

    Questa disparità ha alimentato per decenni consistenti flussi migratori interni: durante il boom economico degli anni Cinquanta e Sessanta, milioni di meridionali raggiunsero i grandi centri industriali del Settentrione, come Torino e Milano, trasformandone fabbriche e quartieri.

    La mobilità dal Mezzogiorno non appartiene però al passato: ancora oggi molti giovani partono verso il Centro-Nord o l’estero. Il quadro, tuttavia, non è immobile: nel 2025 il Mezzogiorno è stata l’area del Paese in cui l’occupazione è cresciuta di più.

    Quando una parola racconta un pregiudizio

    Le migrazioni interne misero in contatto popolazioni che, pur appartenendo allo stesso Stato, potevano percepirsi come profondamente diverse. È in questo contesto che acquista importanza una parola che chi vive in Italia potrebbe ancora incontrare: terrone.

    Si tratta di un termine spregiativo rivolto alle persone dell’Italia meridionale; la sua etimologia rimanda alla “terra” ed è stata collegata a denominazioni storiche come Terra di Lavoro, Terra di Bari e Terra d’Otranto.

    Nel tempo alcuni meridionali si sono anche riappropriati del termine, usandolo con ironia, ma la parola non ha perso la sua carica offensiva: significato e intenzione dipendono da chi la pronuncia, da chi la riceve e dal contesto. Esiste anche polentone, rivolto agli abitanti del Nord, ma i due termini non sono speculari e portano con sé storie differenti.

    Le parole, del resto, non si limitano a descrivere le divisioni sociali: spesso ne conservano la memoria.

    Lo stesso vale, in forma più innocua, per gli stereotipi del settentrionale freddo ed efficiente e del meridionale caloroso ma poco puntuale: generalizzazioni che partono magari da differenze osservabili, ma finiscono per semplificare realtà complesse, attribuendo gli stessi tratti, indistintamente, a milioni di individui.

    Non esiste un solo italiano

    Le differenze emergono anche nella lingua. A Milano è comune dire anguria; a Firenze e Roma prevale cocomero; in alcune aree meridionali si può incontrare melone d’acqua.

    Non si tratta necessariamente di dialetto, ma di quello che i linguisti chiamano italiano regionale: varietà dell’italiano riconoscibili nel lessico, nella pronuncia e talvolta persino nella grammatica. Due persone possono parlare un italiano perfettamente comprensibile e, allo stesso tempo, rivelare subito la propria provenienza.

    Perfino il saluto varia: non esiste un’ora valida in tutta Italia in cui “buongiorno” lasci il posto a “buonasera”. In alcune zone del Centro e del Sud il secondo compare già dopo pranzo; altrove più tardi.

    Un Paese, tante Italie

    Che cosa permette allora di parlare di un’identità italiana comune? La lingua, certamente, ma la sua diffusione è stata graduale: nel 1861 soltanto una minoranza della popolazione usava abitualmente l’italiano, mentre nella comunicazione quotidiana prevalevano le varietà locali.

    La scuola, il servizio militare, le migrazioni interne e poi i mezzi di comunicazione contribuirono alla diffusione di una lingua condivisa. La televisione ebbe un ruolo particolarmente visibile: negli anni Sessanta la Rai trasmetteva persino un programma di alfabetizzazione per adulti, “Non è mai troppo tardi”, condotto dal maestro Alberto Manzi.

    Ridurre l’identità nazionale alla lingua sarebbe però limitante. Più di centosessant’anni di vita comune hanno prodotto una memoria collettiva fatta di letteratura, cinema, musica, televisione, sport e grandi avvenimenti storici, condivisa anche da persone cresciute in contesti molto diversi.

    La particolarità italiana sta forse proprio nella convivenza di questi livelli di appartenenza: sentirsi italiani non implica sentirsi meno siciliani, piemontesi, romani, napoletani, veneti o umbri.

    Allora, tre Italie diverse?

    Sì e no.

    La distinzione tra Nord, Centro e Sud permette di cogliere fenomeni reali: percorsi storici differenti, squilibri economici, migrazioni, varietà linguistiche. Ma, proprio perché usa categorie molto ampie, rischia di nascondere differenze altrettanto importanti all’interno delle tre macroaree.

    Parlare di “tre Italie” è utile, quindi, soprattutto come punto di partenza. Per capire davvero il Paese bisogna avvicinare lo sguardo: dalle macroaree alle regioni, dalle regioni alle città, dalle città ai territori. Ed è quello che faremo nelle prossime settimane.

    Cominciamo dal cuore della Penisola: l’Umbria, la mia regione.

    Mettiti alla prova

    Esercizi

    1. Espressioni del testo

    Abbina ogni espressione della colonna A alla definizione corretta della colonna B.

    A

    1. rimanere sullo sfondo

    2. stratificazione storica

    3. squilibrio strutturale

    4. riappropriarsi di un termine

    5. memoria collettiva

    B

    A. Riprendere e utilizzare in modo nuovo una parola precedentemente usata contro il proprio gruppo.

    B. Insieme di esperienze, eventi e riferimenti del passato condivisi da una comunità.

    C. Ricevere meno attenzione rispetto ad altri elementi.

    D. Differenza profonda e persistente legata alla struttura economica o sociale di un sistema.

    E. Presenza contemporanea di elementi prodotti da diversi periodi storici.

    2. Precisione lessicale e collocazioni

    Scegli la parola che completa la frase nel modo più naturale.

    1. La contrapposizione tra Nord e Sud ha ________ profondamente la storia economica e sociale dell’Italia contemporanea.

    A. inciso

    B. segnato

    C. impresso

    D. investito

    2. L’unificazione politica non è riuscita a ________ completamente le differenze territoriali sviluppatesi nei secoli precedenti.

    A. cancellare

    B. sciogliere

    C. spezzare

    D. staccare

    3. Nel corso del tempo alcuni meridionali si sono ________ del termine “terrone”, nato per offenderli, utilizzandolo ironicamente.

    A. impossessati

    B. appropriati

    C. riappropriati

    D. impadroniti

    4. Le generalizzazioni possono partire da fenomeni reali, ma rischiano di ________ realtà sociali molto più complesse.

    A. semplificare

    B. facilitare

    C. alleggerire

    D. diminuire

    5. La divisione in tre macroaree permette di ________ alcuni fenomeni reali, ma può nascondere differenze interne altrettanto importanti.

    A. afferrare

    B. cogliere

    C. prendere

    D. raccogliere

    3. Comprensione e riflessione

    Rispondi alle domande spiegando la tua risposta sulla base del testo.

    1. Perché la divisione tra Nord, Centro e Sud è utile ma, allo stesso tempo, può essere fuorviante?

    2. In che modo le migrazioni interne hanno modificato la società italiana?

    3. Che cosa mostra la storia della parola “terrone” sul rapporto tra lingua e società?

    4. Perché l’italiano regionale non deve essere confuso automaticamente con il dialetto?

    5. In che senso l’identità nazionale italiana può convivere con identità locali molto forti?

    Mostra soluzioni
    1. Espressioni del testo

    1. C

    2. E

    3. D

    4. A

    5. B

    2. Precisione lessicale e collocazioni

    1. B – segnato

    2. A – cancellare

    3. C – riappropriati

    4. A – semplificare

    5. B – cogliere

    3. Comprensione e riflessione

    Possibili risposte:

    1. Perché permette di individuare alcune grandi differenze storiche, economiche e culturali, ma può nascondere la forte varietà presente all’interno delle stesse macroaree.

    2. Hanno trasferito milioni di persone soprattutto dal Sud verso i centri industriali del Nord, trasformando città, quartieri e rapporti tra popolazioni provenienti da territori diversi.

    3. Mostra che le parole possono conservare la memoria di divisioni e pregiudizi sociali e che il loro significato può cambiare anche in base a chi le usa e al contesto.

    4. Perché l’italiano regionale è una varietà della lingua italiana influenzata dal territorio e può differire nel lessico, nella pronuncia e in alcuni aspetti grammaticali senza essere un dialetto.

    5. Perché le diverse appartenenze possono sovrapporsi: una persona può identificarsi contemporaneamente con l’Italia e con la propria regione o città.

  • Newsletter #1 — Hello from the city of lovers (yes, really)

    Italy Explained: Learn Italian. Understand Italy. With Riccardo Fausti

    ITALY EXPLAINED · NEWSLETTER #1

    Hello from the city of lovers

    Italian language & culture, straight from Italy. Every week.

    Ciao!

    Welcome to the very first letter of Italy Explained. I’m Riccardo, an Italian teacher, and every week I’ll write to you about the Italian language and the country behind it: the words, the places and the habits you won’t find in a textbook. Each letter takes about five minutes to read.

    📍 DA DOVE TI SCRIVO · WHERE I’M WRITING FROM

    I grew up in Terni, a small city in Umbria that most travellers drive past on their way to Rome. Few of them know its secret: Terni is the city of Saint Valentine. San Valentino was bishop here in the 3rd century, and the basilica that bears his name still stands on the edge of town. So it feels right to begin this letter with a word about love.

    ❤️ LA PAROLA DELLA SETTIMANA · WORD OF THE WEEK

    Ti voglio bene

    Literally: “I want good for you”

    You probably know ti amo, “I love you”. But Italians use it far less than you’d think: ti amo is reserved for a romantic partner, and it carries real weight. What Italians say every day is ti voglio bene. We say it to our mothers, our friends, our children, and to our partners too.

    Say ti amo to a friend and you’ll get a very confused look. Ti voglio bene is warmth without the drama, and it may be the most Italian phrase there is.

    💬 Try it: next time you end a call with an Italian friend, close with “Ti voglio bene!” and watch them smile.

    🧭 L’ITALIA DA SCOPRIRE · DISCOVER ITALY

    A waterfall with opening hours

    Just a few kilometres from Terni lies the Cascata delle Marmore, one of the tallest man-made waterfalls in Europe: about 165 metres, in three dramatic leaps. The Romans created it in 271 BC, digging a channel to drain a marshy plain upstream.

    The surprising part? Today the waterfall has a timetable. The same water feeds a hydroelectric power plant, so the falls are “switched on” only at certain hours. When the gates open, a siren warns visitors and within minutes the river is roaring down the rocks. Check the schedule before you go, or you’ll find a very elegant wall of dry stone.

    📖 LEGGI IN ITALIANO · READ IN ITALIAN

    The same story, two levels. Start with yours, then challenge yourself with the other.

    🌱 Livello facile · A2

    Terni è una piccola città in Umbria, nel centro dell’Italia. Non è famosa come Roma o Firenze, ma ha una storia speciale: è la città di San Valentino. Vicino a Terni c’è la Cascata delle Marmore. L’hanno costruita i Romani più di duemila anni fa. Oggi l’acqua non cade sempre: la aprono solo in alcuni orari!

    🌳 Livello avanzato · B2–C1

    Chi attraversa l’Umbria diretto a Roma raramente si ferma a Terni, città industriale che quasi non compare nelle guide. Eppure è proprio qui che si venera San Valentino, vescovo della città nel III secolo. A pochi chilometri dal centro, la Cascata delle Marmore offre uno spettacolo curioso: nata da un canale scavato dai Romani, oggi viene “accesa” e “spenta” secondo un calendario preciso, perché la stessa acqua alimenta una centrale idroelettrica.

    Glossario: diretto a = heading to · eppure = and yet · si venera = is venerated · scavato = dug · alimenta = powers

    ✨ NOVITÀ DELLA SETTIMANA · NEW THIS WEEK

    Italian emigrants, Italy Explained episode 1

    Italy Explained #1 · Why is Italy so famous?

    8 reasons to fall in love with Italy

    Family roots, history, art, music and cinema, la dolce vita, Made in Italy, landscapes and food: eight reasons the whole world loves Italy. Told in Italian, in three levels (A2, B1/B2, C1), with the English for the trickiest words and exercises with solutions. Pick your format:

    📰 L’ITALIA QUESTA SETTIMANA · ITALY THIS WEEK

    For B2–C1 learners. Not there yet? Just try the headlines!

    🏫 Scuola: un tetto del 30% per gli alunni stranieri

    Giovedì 24 settembre il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto scuola. La misura più discussa è un tetto del 30% nelle classi prime di elementari, medie e superiori per gli alunni stranieri nati all’estero che non hanno ancora frequentato abbastanza a lungo la scuola italiana: i bambini nati in Italia non rientrano nel conteggio. La regola partirà dall’anno scolastico 2027/2028. Dove non sarà possibile rispettarla, gli alunni verranno distribuiti tra le scuole vicine oppure ci saranno più ore di italiano. C’è anche una novità curiosa: i genitori stranieri con gravi difficoltà linguistiche potranno essere indirizzati a corsi gratuiti di italiano, con multe da 200 a 1.000 euro per chi si rifiuta.

    Perché conta: in Italia la scuola è da sempre il principale luogo di integrazione, e il tema divide. Per il governo la misura serve a favorire l’integrazione e a rafforzare l’italiano; i critici temono che diventi solo un limite numerico, senza abbastanza insegnanti di italiano come seconda lingua. Ora il Parlamento ha 60 giorni per convertire il decreto in legge, e il testo potrebbe ancora cambiare.

    🏠 Affitti brevi: l’Europa dà più potere alle città

    Il 9 settembre la Commissione europea ha presentato un nuovo regolamento sulla casa. Tra le novità, Comuni e Regioni delle zone “sotto stress abitativo” potranno limitare gli affitti brevi per turisti, quelli che si prenotano su piattaforme come Airbnb e Booking. Una zona è considerata sotto stress quando, per comprare casa, servono almeno dieci anni di reddito disponibile pro capite. I proprietari protestano: secondo Confedilizia la proposta lede il diritto di proprietà.

    Perché conta: a Venezia, Firenze e Roma molti residenti hanno lasciato il centro storico, e il dibattito su turismo e case è ormai quotidiano. Per chi viaggia in Italia, nei prossimi anni potrebbe cambiare il modo di trovare un alloggio.

    🎨 La curiosità: Kandinsky a Palazzo Bonaparte

    Fino al 14 febbraio 2027 Palazzo Bonaparte, a Roma, ospita una grande mostra dedicata a Kandinsky: più di 70 opere, quasi tutte provenienti dal Centre Pompidou di Parigi. Il pittore russo, uno dei padri dell’arte astratta, torna protagonista nella capitale dopo 25 anni.

    Perché conta: se visiti Roma quest’inverno, è un’occasione rara. E anche il palazzo merita: si affaccia su Piazza Venezia ed è la casa dove visse gli ultimi anni Letizia Ramolino, la madre di Napoleone. Da qui il suo nome.

    Glossario: decreto legge = government decree with immediate legal force · tetto = cap · convertire in legge = to pass into law · affitti brevi = short-term rentals · ledere = to infringe · ospitare = to host

    💌 UNA DOMANDA PER TE · A QUESTION FOR YOU

    What was the first Italian word you fell in love with? Hit reply and tell me. I read every single answer, and I’ll share some of my favourites in a future letter.

    Ready to speak, not just read?

    If you’d like to go beyond reading and start speaking Italian with confidence, let’s talk. I offer a free 20-minute call to explore your level, your goals and the right path for you. No commitment: just a conversation, in English, French, German or, of course, Italian.

    A presto,
    Riccardo

    P.S. Next Sunday is October 4th, the feast of Saint Francis, patron saint of Italy. We’ll travel to Assisi and discover why he called the sun his brother and the moon his sister. ☀️🌙