Category: Italy Explained

  • #4 — Le parole che l’Italia ha regalato al mondo · Italy’s gifts to the world

    #4 — Le parole che l’Italia ha regalato al mondo · Italy’s gifts to the world

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    This episode comes in three levels, each with its own text and exercises.
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    A2 · Elementare
    Short sentences, with an English glossary.

    Ciao e benvenuto/a su Italy Explained! Io sono Riccardo e questo è il quarto episodio della serie. Sul canale YouTube Italy Explained trovi anche la versione video di questo episodio.

    Banca, opera, piano, paparazzi: conosci queste parole? Sono parole italiane, ma oggi le usano persone di tutto il mondo. Vediamo da dove vengono. Buona lettura!

    I mercanti e la banca

    Nel Medioevo città come Firenze e Venezia erano molto ricche. I mercanti italiani, cioè le persone che compravano e vendevano, viaggiavano in tutta Europa. Spesso prestavano soldi, anche ai re. Lavoravano in piazza, dietro a un tavolo: il banco. Da questa parola è nata banca, che oggi si dice in modo simile in molte lingue.

    «All’arme!»

    Nel Medioevo c’erano molte guerre. Quando arrivava il nemico, le persone gridavano: «All’arme!», cioè «Prendete le armi!». Da questo grido è nata la parola alarm. Quindi anche la tua sveglia parla un po’ italiano!

    Votare con le palline

    Per secoli, fino al 1797, Venezia è stata una repubblica. Non aveva un re: il capo della città era il doge. Per scegliere il doge, i veneziani usavano piccole palline: le ballotte. Da qui viene la parola inglese ballot, il voto. In italiano è rimasta la parola ballottaggio: il secondo voto in alcune elezioni, per esempio per scegliere il sindaco.

    L’arte e la musica

    Nel Rinascimento molti artisti stranieri sono venuti in Italia per studiare. Una parola che hanno portato a casa è affresco: una pittura sul muro, fatta quando il muro è ancora fresco e bagnato.

    Anche la musica parla italiano. L’opera è nata a Firenze intorno al 1600. Anche il pianoforte è nato a Firenze, intorno al 1700. Il primo nome era “gravicembalo col piano e forte”, perché poteva suonare piano, con poco volume, e forte. Oggi in molte lingue si dice solo piano.

    Il cinema

    Nel 1960 Federico Fellini ha fatto un film di grande successo: La dolce vita. Nel film c’è un fotografo che corre dietro ad attori e attrici. Il suo cognome è Paparazzo. Da allora i fotografi come lui si chiamano paparazzi.

    La Settimana della lingua italiana

    Ogni anno, a ottobre, c’è la Settimana della lingua italiana nel mondo. È nata nel 2001 e la organizza il Ministero degli Esteri italiano. In tanti paesi, gli Istituti Italiani di Cultura, le ambasciate, le scuole e le università preparano incontri, film, concerti e lezioni sull’italiano. Quest’anno la Settimana è dal 19 al 25 ottobre e il tema è “Lingua geniale”: l’italiano come lingua per inventare e creare cose nuove. Proprio come le parole di questo testo! Forse c’è un evento anche nella tua città: puoi cercarlo sul sito dell’Istituto Italiano di Cultura più vicino.

    Ti piace Italy Explained? Ogni domenica, nella newsletter gratuita, trovi una storia da leggere in italiano: puoi iscriverti in fondo a questa pagina.

    Glossario · Glossary

    il mercante = merchant
    prestare = to lend
    il banco = counter, bench
    il nemico = enemy
    gridare = to shout
    la sveglia = alarm clock
    il ballottaggio = runoff (election)
    bagnato = wet
    il cognome = surname

    Mettiti alla prova

    Esercizi

    1. Vero o falso?

    Leggi le frasi e scrivi Vero (V) o Falso (F).

    1. I mercanti italiani lavoravano dietro a un banco.

    2. Venezia aveva un re.

    3. L’affresco si fa su un muro bagnato.

    4. L’opera è nata a Roma.

    5. Paparazzo è il cognome di un fotografo in un film.

    2. Completa con le parole date

    banco · sveglia · palline · muro · fotografo

    1. Il __________ è il tavolo dei mercanti.

    2. La __________ suona ogni mattina.

    3. A Venezia votavano con piccole __________.

    4. L’affresco è una pittura sul __________.

    5. Paparazzo è un __________.

    3. Inizio e fine

    Abbina l’inizio (1–4) e la fine (a–d) di ogni frase.

    1. Da “banco” è nata…

    2. Da “All’arme!” è nata…

    3. Il pianoforte poteva suonare…

    4. Nel 1960 Fellini ha fatto…

    a) la parola alarm. · b) un film di grande successo. · c) la parola banca. · d) piano e forte.

    Mostra soluzioni
    1. Vero o falso?

    1. V · 2. F · 3. V · 4. F (a Firenze) · 5. V

    2. Completa con le parole date

    1. banco · 2. sveglia · 3. palline · 4. muro · 5. fotografo

    3. Inizio e fine

    1c · 2a · 3d · 4b

    B1/B2 · Intermedio
    The full story, in everyday Italian.

    Banca, opera, piano, paparazzi: probabilmente conosci già queste parole. Sono parole che, in momenti diversi della storia, sono partite dall’Italia e hanno fatto il giro del mondo. Le parole, infatti, viaggiano con le persone: con i mercanti, con gli artisti, con i musicisti. E ognuna porta con sé un pezzo di storia.

    Il Medioevo: mercanti e guardie

    Tra il Duecento e il Trecento l’Italia non era un paese unito, ma un insieme di città e piccoli stati indipendenti. Alcune città, come Firenze, Genova e Venezia, erano tra le più ricche d’Europa, e il fiorino d’oro di Firenze si usava in tutto il continente.

    I mercanti italiani viaggiavano ovunque e spesso cambiavano monete e prestavano soldi, anche a re e principi. Di solito lavoravano in piazza, seduti dietro a un tavolo: il banco. È proprio da lì che è nata la parola banca. Pensa che a Londra c’è ancora oggi Lombard Street, una strada che prende il nome dai mercanti e banchieri del Nord Italia che si erano stabiliti lì.

    Le città italiane, però, erano anche spesso in guerra tra loro. Quando arrivava il nemico, si gridava «All’arme!», cioè «Prendete le armi!». Questo grido è passato in Francia e poi in Inghilterra, dove è diventato alarm. Insomma, ogni mattina la tua sveglia ripete un grido italiano di più di seicento anni fa.

    Venezia: votare con le palline

    Per secoli, fino al 1797, Venezia è stata una repubblica indipendente, la Serenissima, finita con l’arrivo di Napoleone. Non aveva un re, ma un doge eletto a vita, scelto con un sistema lunghissimo di votazioni ed estrazioni a sorte con piccole palline, le ballotte. Da queste palline viene l’inglese ballot, la scheda per votare. In italiano ci è rimasta la parola ballottaggio, che oggi indica il secondo turno di alcune elezioni, per esempio quelle per il sindaco.

    Il Rinascimento: l’arte

    Tra il Quattrocento e il Cinquecento in Italia lavoravano artisti come Leonardo, Michelangelo e Raffaello, e molti pittori stranieri venivano a studiare qui. Tornando a casa, portavano con sé nuove tecniche e nuove parole.

    Una è affresco: una pittura fatta sul muro mentre l’intonaco è ancora fresco, cioè bagnato. Così i colori entrano nel muro e durano per secoli. La volta della Cappella Sistina, dipinta da Michelangelo tra il 1508 e il 1512, è un affresco. Un’altra è chiaroscuro, il contrasto tra luce e ombra che dà volume a una figura: gli storici dell’arte di tutto il mondo la usano in italiano.

    La musica: dall’opera al pianoforte

    Alla fine del Cinquecento, a Firenze, un gruppo di musicisti, poeti e studiosi si riuniva per discutere della musica dell’antica Grecia. Cercavano un modo di cantare in cui le parole si capissero bene. Da queste ricerche, intorno al 1600, è nato un nuovo spettacolo: l’opera, una storia raccontata interamente con la musica e il canto. In italiano opera significa semplicemente “lavoro”, ma nel mondo indica proprio questo spettacolo.

    Circa un secolo dopo, sempre a Firenze, Bartolomeo Cristofori, costruttore di strumenti al servizio dei Medici, ha inventato il “gravicembalo col piano e forte”. A differenza del clavicembalo, poteva suonare piano o forte, a seconda di come si premevano i tasti. Col tempo il nome è diventato pianoforte e, in molte lingue, semplicemente piano. E ancora oggi, sugli spartiti di tutto il mondo, le indicazioni sono in italiano: allegro, adagio, crescendo.

    Il Novecento: il cinema

    Nel 1960 esce La dolce vita di Federico Fellini. Nel film c’è un fotografo che insegue le star in via Veneto, a Roma, per rubare una foto: si chiama Paparazzo. Sembra che Fellini abbia trovato questo cognome in un libro di viaggi inglese. Il film ha avuto un successo enorme e da allora, in tutto il mondo, i fotografi come lui si chiamano paparazzi.

    Una lingua “geniale”

    Proprio in questi giorni, dal 19 al 25 ottobre, si celebra la Settimana della lingua italiana nel mondo. È nata nel 2001 e la promuove il Ministero degli Esteri italiano: ogni anno, a ottobre, gli Istituti Italiani di Cultura, le ambasciate, le scuole e le università di tanti paesi organizzano incontri, conferenze, film, concerti e lezioni dedicati all’italiano. Il tema di quest’anno è “Lingua geniale: ideare, progettare, creare con l’italiano”, cioè l’italiano come lingua dell’invenzione e della creatività. Le parole di questo episodio ne sono un buon esempio. Se ti interessa, guarda il sito dell’Istituto Italiano di Cultura più vicino a te: forse c’è un evento anche nella tua città.

    E nella tua lingua, quali parole italiane usi senza pensarci? Se vuoi un po’ d’Italia ogni settimana, iscriviti alla newsletter gratuita: trovi il modulo in fondo a questa pagina.

    Glossario · Glossary

    cambiare monete = to exchange coins
    prestare = to lend
    il banco = counter, bench
    stabilirsi = to settle
    il nemico = enemy
    la sveglia = alarm clock
    l’estrazione a sorte = draw
    il ballottaggio = runoff (election)
    l’intonaco = plaster
    l’ombra = shadow
    il canto = singing
    il tasto = key
    lo spartito = (music) score
    inseguire = to chase
    il cognome = surname

    Mettiti alla prova

    Esercizi

    1. Vero o falso?

    Leggi le frasi e scrivi Vero (V) o Falso (F).

    1. Nel Medioevo l’Italia era già un paese unito.

    2. La parola banca viene dal tavolo dei mercanti.

    3. Il doge di Venezia restava in carica per dieci anni.

    4. L’affresco si dipinge quando l’intonaco è ancora bagnato.

    5. Il pianoforte è stato inventato a Venezia.

    2. Parole e origini

    Abbina ogni parola (1–5) alla sua origine (a–e).

    1. banca · 2. alarm · 3. ballot · 4. piano · 5. paparazzi

    a) il personaggio di un film · b) il tavolo dei mercanti · c) un grido di guerra · d) le palline per votare · e) uno strumento che suonava “piano e forte”

    3. Passato prossimo o imperfetto?

    Scegli la forma giusta.

    1. Nel Medioevo i mercanti italiani (hanno viaggiato / viaggiavano) ovunque.

    2. Nel 1797, con l’arrivo di Napoleone, la Serenissima (è finita / finiva).

    3. Michelangelo (ha dipinto / dipingeva) la volta della Cappella Sistina tra il 1508 e il 1512.

    4. Alla fine del Cinquecento, a Firenze, un gruppo di musicisti (si riuniva / si è riunito) spesso per discutere di musica.

    5. Nel 1960 il film di Fellini (ha avuto / aveva) un successo enorme.

    Mostra soluzioni
    1. Vero o falso?

    1. F · 2. V · 3. F (a vita) · 4. V · 5. F (a Firenze)

    2. Parole e origini

    1b · 2c · 3d · 4e · 5a

    3. Passato prossimo o imperfetto?

    1. viaggiavano · 2. è finita · 3. ha dipinto · 4. si riuniva · 5. ha avuto

    C1 · Avanzato
    Richer vocabulary and longer sentences.

    Banca, opera, piano, paparazzi: sono parole che quasi chiunque riconosce. Non si tratta di un caso, né di una semplice moda. Ciascuna di queste parole è approdata in altre lingue in un momento preciso della storia, seguendo le strade di chi la usava: mercanti, artisti, musicisti, registi. Ripercorrerle significa, in fondo, ripercorrere alcune delle stagioni in cui l’Italia ha avuto un ruolo di primo piano nella vita economica e culturale europea.

    Il Medioevo: mercanti e guardie

    Tra il Duecento e il Trecento la penisola era tutt’altro che unita: un mosaico di Comuni, signorie e piccoli stati spesso in conflitto tra loro. Eppure alcune città, come Firenze, Genova e Venezia, figuravano tra le più ricche del continente, e il fiorino d’oro fiorentino circolava in mezza Europa.

    I mercanti-banchieri italiani si spingevano ovunque: cambiavano valute, concedevano prestiti a sovrani e principi, gestivano traffici su lunghe distanze. Lavoravano spesso all’aperto, dietro a un tavolo, il banco, da cui è derivata la parola banca. A Londra, del resto, Lombard Street deve ancora oggi il suo nome ai mercanti e banchieri dell’Italia settentrionale che vi si erano insediati.

    La ricchezza, tuttavia, andava di pari passo con l’insicurezza. All’avvicinarsi del nemico risuonava il grido «All’arme!», che attraverso il francese è passato all’inglese, trasformandosi in alarm. Ogni volta che suona una sveglia, insomma, riecheggia un’esortazione di oltre seicento anni fa.

    Venezia: votare con le palline

    Un capitolo a parte lo merita Venezia, che per secoli fu una repubblica indipendente, la Serenissima, fino alla sua caduta nel 1797, con l’arrivo di Napoleone. La tradizione fa risalire il primo doge alla fine del VII secolo, anche se gli storici ne dubitano. Al vertice dello Stato non sedeva un re, ma un doge eletto a vita, scelto con una procedura talmente macchinosa da essere diventata leggendaria: un’alternanza di estrazioni a sorte e votazioni pensata per limitare il peso delle grandi famiglie. Lo strumento erano piccole palline, le ballotte. A dare il via a tutto era il cosiddetto ballottino, il primo bambino in cui un consigliere si imbatteva in piazza San Marco. Da quelle palline derivano l’inglese ballot e, in italiano, il termine ballottaggio.

    Il Rinascimento: l’arte

    Tra Quattrocento e Cinquecento l’Italia diventò il laboratorio artistico d’Europa. Accanto a Leonardo, Michelangelo e Raffaello lavorava una schiera di pittori, e non pochi artisti stranieri scendevano nella penisola per formarsi. Al ritorno portavano con sé tecniche, modelli e, inevitabilmente, parole.

    È il caso di affresco, la pittura stesa direttamente sull’intonaco ancora umido: il colore, fissandosi mentre l’intonaco asciuga, si lega al muro e resiste per secoli. La volta della Cappella Sistina, affrescata da Michelangelo tra il 1508 e il 1512, ne è forse l’esempio più celebre. Lo stesso vale per chiaroscuro, la modulazione di luce e ombra che dà volume alle figure: un termine che la critica d’arte internazionale usa tuttora senza tradurlo.

    La musica: dall’opera al pianoforte

    Negli ultimi decenni del Cinquecento, a Firenze, un circolo di musicisti, poeti e umanisti, la Camerata fiorentina, si riuniva prima in casa di Giovanni de’ Bardi e poi presso Jacopo Corsi. Al centro delle discussioni c’erano la musica dell’antica Grecia e l’idea di un canto che rendesse intelligibile ogni parola del testo. In quel clima nacquero le prime opere di Jacopo Peri, tra cui l’Euridice del 1600: era l’inizio di un genere destinato a una fortuna straordinaria. Curiosamente, in italiano la parola opera significa soltanto “lavoro”, “opera d’arte”; altrove ha finito per indicare solo quello spettacolo.

    Un secolo più tardi, ancora a Firenze, Bartolomeo Cristofori, costruttore di strumenti al servizio dei Medici, mise a punto il “gravicembalo col piano e forte”. Il nome ne riassumeva la novità: a differenza del clavicembalo, lo strumento permetteva di variare l’intensità del suono a seconda della pressione sui tasti. Il nome si accorciò presto in pianoforte e, in molte lingue, in piano. E ancora oggi gli spartiti di tutto il mondo parlano italiano: allegro, adagio, crescendo.

    Il Novecento: il cinema

    L’ultimo esempio è più recente. Nel 1960 esce La dolce vita di Federico Fellini, ritratto della mondanità romana di via Veneto. Accanto al protagonista, interpretato da Marcello Mastroianni, si muove un fotografo sempre a caccia dello scatto rubato: si chiama Paparazzo. Pare che Fellini avesse preso il cognome da un libro di viaggi dello scrittore inglese George Gissing, in cui apparteneva a un albergatore calabrese. Il successo del film fu tale che il nome proprio diventò presto un nome comune, in italiano come in decine di altre lingue.

    Una lingua “geniale”

    Non è un caso che se ne parli proprio ora: dal 19 al 25 ottobre si celebra la Settimana della lingua italiana nel mondo, che quest’anno ha per tema “Lingua geniale: ideare, progettare, creare con l’italiano”. Le parole di cui abbiamo parlato ne sono una prova concreta. E nella tua lingua, quali parole italiane sopravvivono, magari senza che nessuno ricordi più da dove vengono?

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    Glossario · Glossary

    insediarsi = to settle
    l’esortazione = call, exhortation
    macchinoso = convoluted
    imbattersi in = to come across
    la schiera = host, large group
    intelligibile = intelligible, clear
    mettere a punto = to perfect, develop
    la mondanità = high society life
    lo scatto = shot, snapshot

    Mettiti alla prova

    Esercizi

    1. Il connettivo giusto

    Completa con: eppure · del resto · tuttavia · a differenza del · curiosamente

    1. La penisola era divisa; __________ alcune città erano tra le più ricche d’Europa.

    2. __________ clavicembalo, il nuovo strumento permetteva di variare l’intensità del suono.

    3. La ricchezza, __________, andava di pari passo con l’insicurezza.

    4. __________, in italiano opera significa soltanto “lavoro”.

    5. A Londra, __________, Lombard Street deve il suo nome ai mercanti italiani.

    2. Espressioni e significati

    Abbina ogni espressione (1–5) al suo significato (a–e).

    1. andare di pari passo con · 2. imbattersi in · 3. mettere a punto · 4. essere a caccia di · 5. tutt’altro che

    a) incontrare per caso · b) sviluppare, perfezionare · c) cercare con insistenza · d) per niente, affatto · e) procedere insieme a

    3. La forma del verbo

    Completa con la forma corretta del verbo tra parentesi.

    1. I membri della Camerata cercavano un canto che __________ (rendere) chiara ogni parola.

    2. Pare che Fellini __________ (prendere) il cognome da un libro di viaggi.

    3. Non è un caso che se ne __________ (parlare) proprio ora.

    4. La procedura era complicata perché nessuno __________ (potere) controllare l’elezione.

    5. È probabile che molti non __________ (sapere) da dove vengono queste parole.

    Mostra soluzioni
    1. Il connettivo giusto

    1. eppure · 2. A differenza del · 3. tuttavia · 4. Curiosamente · 5. del resto

    2. Espressioni e significati

    1e · 2a · 3b · 4c · 5d

    3. La forma del verbo

    1. rendesse · 2. avesse preso · 3. parli · 4. potesse · 5. sappiano

  • #3 — Umbria, il cuore verde d’Italia · Italy’s green heart

    #3 — Umbria, il cuore verde d’Italia · Italy’s green heart

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    This episode comes in three levels, each with its own text and exercises.
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    A2 · Elementare
    Short sentences, with English help in brackets.

    Ciao e benvenuto/a su Italy Explained. Io sono Riccardo e questo è il terzo episodio della serie. Se non capisci ogni parola, prova a seguire il significato generale. Sul canale YouTube Italy Explained trovi anche la versione video di questo episodio.

    Solo Italia intorno

    L’Umbria è una regione al centro dell’Italia. Non ha il mare. E non ha confini (borders) con altri Stati. Intorno ci sono solo tre regioni italiane: la Toscana, le Marche e il Lazio. In Italia è l’unica regione così.

    In Umbria ci sono molti boschi (woods) e molta natura. Per questo si chiama “il cuore verde d’Italia”.

    Una regione piccola

    L’Umbria è piccola: ha circa 850.000 abitanti (inhabitants). Le province sono due: Perugia e Terni. Ci sono molti borghi (small old towns) del Medioevo. Quasi tutti sono in alto, sopra una collina (hill), come Assisi, Gubbio, Orvieto e Spoleto.

    L’acqua

    L’Umbria non ha il mare, ma ha molta acqua. C’è il fiume Tevere, che poi arriva a Roma. C’è il lago Trasimeno, un lago molto grande. E vicino a Terni c’è la Cascata delle Marmore (Marmore Falls). È alta 165 metri. L’hanno costruita i Romani, più di duemila anni fa.

    Prima dei Romani

    Prima dei Romani, qui vivevano due popoli (peoples): gli Etruschi e gli Umbri. Il nome “Umbria” viene dagli Umbri. Vicino a Terni, lungo il fiume Nera, vivevano i Naharti, un popolo che prendeva il nome dal fiume (Nahar – oggi Nera).

    Due santi

    In Umbria sono nati due santi (saints) molto famosi. San Benedetto era di Norcia. San Francesco era di Assisi: oggi è il patrono d’Italia (patron saint of Italy).

    A tavola

    In Umbria il pane è senza sale. Si chiama “pane sciapo”. Perché? Forse perché, molti anni fa, il sale costava molto. Questo pane è perfetto con i salumi (cured meats) umbri, come il prosciutto di Norcia: i salumi sono molto salati (salty).

    Altri prodotti famosi dell’Umbria sono l’olio d’oliva e il tartufo nero (black truffle). Il tartufo è un fungo (a fungus) che cresce sotto terra. Per trovarlo serve un cane!

    Il vino

    In ottobre c’è la vendemmia (grape harvest): le persone raccolgono l’uva (grapes) per fare il vino. In Umbria si fa il vino in molte zone. Il vino più famoso si chiama Sagrantino. È un vino rosso, molto forte, e viene da Montefalco.

    Al ristorante

    Al ristorante puoi dire: “Per me gli strangozzi al tartufo, per favore.” Gli strangozzi sono una pasta lunga. E da bere? “Un bicchiere di Sagrantino, per favore.” Altri piatti tipici umbri sono le bruschette con il tartufo, le pappardelle (wide ribbon pasta) al cinghiale (wild boar) e la torta al testo (flatbread cooked on a hot stone) con la salsiccia (pork sausage).

    E tu, sei mai stato in Umbria? Che cosa hai visto e mangiato?

    Mettiti alla prova

    Esercizi

    1. Vero o falso?

    Leggi le frasi e scrivi Vero (V) o Falso (F).

    1. L’Umbria ha il mare.

    2. Intorno all’Umbria ci sono tre regioni italiane.

    3. Le province dell’Umbria sono quattro.

    4. La Cascata delle Marmore è alta 165 metri.

    5. San Francesco era di Norcia.

    6. Il Sagrantino è un vino bianco.

    2. Inizio e fine

    Abbina l’inizio (1–6) e la fine (a–f) di ogni frase.

    1. La Toscana, le Marche e il Lazio…

    2. Perugia e Terni…

    3. Il Tevere…

    4. Il Trasimeno…

    5. Il tartufo…

    6. Il Sagrantino…

    a. …è un vino rosso di Montefalco.

    b. …sono le due province dell’Umbria.

    c. …è un fungo che cresce sotto terra.

    d. …sono le regioni intorno all’Umbria.

    e. …è un lago molto grande.

    f. …è un fiume che arriva a Roma.

    3. Completa le frasi

    Completa le frasi con: acqua – cane – pasta – Romani – sale – verde

    1. L’Umbria si chiama “il cuore __________ d’Italia”.

    2. L’Umbria non ha il mare, ma ha molta __________.

    3. I __________ hanno costruito la Cascata delle Marmore.

    4. In Umbria il pane è senza __________.

    5. Per trovare il tartufo serve un __________.

    6. Gli strangozzi sono una __________ lunga.

    Mostra soluzioni
    1. Vero o falso?

    1. F

    2. V

    3. F (sono due)

    4. V

    5. F (era di Assisi)

    6. F (è un vino rosso)

    2. Inizio e fine

    1. d

    2. b

    3. f

    4. e

    5. c

    6. a

    3. Completa le frasi

    1. verde

    2. acqua

    3. Romani

    4. sale

    5. cane

    6. pasta

    B1/B2 · Intermedio
    The full story, in everyday Italian.

    Guarda la cartina dell’Italia. Quasi tutte le regioni toccano il mare. Quelle che non lo toccano sono al Nord, e confinano con un altro Stato: la Francia, la Svizzera, l’Austria. Solo una regione non ha né il mare né un confine (border) con l’estero: l’Umbria, che infatti confina con Toscana, Marche e Lazio. Inoltre, è piena di boschi (woods) e di natura. Per questo la chiamano “il cuore verde d’Italia”.

    Ciao, sono Riccardo e questo è Italy Explained. Oggi comincia il nostro viaggio nelle regioni, e partiamo dalla mia: io sono nato e cresciuto qui, nella città di Terni.

    Piccola, e piena di borghi

    L’Umbria è piccola: circa 850.000 abitanti. Sulla carta è divisa in due sole province, Perugia e Terni, ma ci sono moltissimi borghi medievali (medieval villages), quasi sempre in cima a una collina: nel Medioevo, dall’alto, era più facile difendersi dai nemici. Qualche nome: Assisi, Spello, Gubbio, Todi, Orvieto, Spoleto, Narni. E naturalmente Perugia, il capoluogo.

    Una regione d’acqua

    L’Umbria non ha il mare, ma è piena d’acqua. Qui passa il Tevere, il fiume di Roma. C’è il Trasimeno, uno dei laghi più grandi d’Italia. E vicino a Terni c’è la Cascata delle Marmore (Marmore Falls), alta ben 165 metri, tra le più alte d’Europa. Ma non è naturale. L’hanno costruita i Romani, nel 271 a.C. (avanti Cristo).

    Nell’Ottocento quest’acqua ha portato a Terni le fabbriche, e nel 1884 una grande acciaieria (steelworks): la prima grande industria dell’acciaio in Italia. Per questo Terni si chiama anche “la città dell’acciaio”. Se visiti la Cascata, attenzione: controlla gli orari di apertura! Il flusso dell’acqua è al massimo soltanto in alcune ore del giorno; per il resto del tempo l’acqua è usata per produrre elettricità.

    Prima dei Romani

    Il nome “Umbria” viene dagli Umbri, un popolo antico. Il Tevere era un confine: a ovest c’erano gli Etruschi, a Perugia e a Orvieto; a est gli Umbri. E lungo il Nera viveva un altro popolo: i Naharti, dal nome antico del fiume, Nahar. Forse erano Umbri anche loro, forse no: gli studiosi non sono d’accordo. Li conosciamo grazie alle Tavole di Gubbio: sette tavole di bronzo (bronze tablets) scritte in umbro, la lingua che si parlava qui prima del latino.

    Due santi

    Nel Medioevo, in questa piccola regione nascono due uomini che tutta l’Europa conosce. San Benedetto nasce a Norcia e scrive la regola dei monaci (monks). San Francesco nasce ad Assisi, lascia la ricchezza della sua famiglia e sceglie la povertà. Oggi è il patrono d’Italia, e il 4 ottobre, il suo giorno, è tornato festa nazionale. La newsletter n. 2 era tutta su di lui: se non l’hai letta, la trovi qui.

    A tavola

    Senza mare, la cucina umbra è di terra. E comincia dal pane.

    In Umbria il pane è senza sale. Si dice “pane sciapo”: in italiano “sciapo” vuol dire insipido, senza sale (bland, unsalted). Perché? Molti raccontano questa storia: nel 1540 il Papa mette una tassa (tax) sul sale, Perugia si ribella, e da allora niente sale nel pane. Ma per gli storici è una leggenda: il pane era sciapo già prima. Probabilmente la ragione è più semplice: il sale costava caro. E poi c’è Norcia. Da secoli a Norcia si fanno prosciutti e salami, così famosi che in italiano chi lavora la carne di maiale (pork) si chiama “norcino”, e il suo negozio “norcineria”. Insomma, i salumi sono salati, il pane è sciapo e così insieme sono perfetti.

    Sullo stesso pane sta benissimo anche l’olio d’oliva. Quello umbro ha un marchio (label) che si chiama “DOP Umbria”. DOP vuol dire Denominazione di Origine Protetta (Protected Designation of Origin): garantisce che l’olio è fatto qui, con olive locali. A novembre arriva l’olio nuovo: pane tostato, olio, ed ecco la bruschetta.

    E poi c’è il tartufo nero (black truffle) di Norcia, un fungo che cresce sotto terra, vicino alle radici (roots) degli alberi. Per trovarlo serve un cane con un naso eccezionale.

    Nel bicchiere

    Ottobre, in Umbria, vuol dire vendemmia (grape harvest): a Orvieto, famosa da secoli per il suo vino bianco, a Torgiano, intorno al Trasimeno, e poi sui colli di Perugia, di Todi e di Assisi. Ma il vino umbro più famoso nasce a Montefalco e si chiama Sagrantino, un vino rosso scuro con moltissimi tannini, quelle sostanze che ti “asciugano” la bocca quando bevi il vino rosso.

    Di vino e di vendemmia parliamo ancora nella newsletter.

    In viaggio

    Se vieni in Umbria, sul menù del ristorante trovi parole che forse non conosci. Eccone tre.

    “Strangozzi al tartufo”: gli strangozzi sono una pasta lunga, fatta solo con acqua e farina. Sopra, il tartufo nero grattugiato (grated).

    “Torta al testo”: attenzione, non è un dolce! È una focaccia bassa, cotta su un disco caldo che si chiama “testo”, e riempita con prosciutto, salsiccia o verdure.

    “Pappardelle al cinghiale”: pasta larga con un sugo di cinghiale (wild boar), un animale che vive nei boschi umbri.

    L’Umbria sta tra Firenze e Roma, e molti viaggiatori la attraversano senza fermarsi. Se nel tuo prossimo viaggio hai un giorno in più, fermati qui.

    Mettiti alla prova

    Esercizi

    1. Scegli la risposta giusta

    Per ogni domanda scegli la risposta giusta: a, b o c.

    1. Che cosa rende l’Umbria diversa da tutte le altre regioni italiane?
    a. Non ha né il mare né un confine con l’estero.
    b. È la regione più piccola d’Italia.
    c. Ha una sola provincia.

    2. Perché molti borghi umbri sono in cima a una collina?
    a. Perché in alto il clima è migliore.
    b. Perché in basso c’erano i fiumi.
    c. Perché dall’alto era più facile difendersi.

    3. Chi ha costruito la Cascata delle Marmore?
    a. Gli Etruschi.
    b. I Romani.
    c. Gli Umbri.

    4. Secondo gli storici, perché il pane umbro è senza sale?
    a. Per la tassa del Papa del 1540.
    b. Perché i salumi sono già salati.
    c. Probabilmente perché il sale costava caro.

    5. Che cos’è il tartufo?
    a. Un fungo che cresce sotto terra.
    b. Una radice.
    c. Un tipo di salume.

    2. I luoghi dell’Umbria

    Abbina ogni luogo (1–6) alla sua descrizione (a–f).

    1. Il Trasimeno

    2. Terni

    3. Gubbio

    4. Assisi

    5. Norcia

    6. Montefalco

    a. È famosa da secoli per prosciutti e salami.

    b. Qui nasce il Sagrantino.

    c. È uno dei laghi più grandi d’Italia.

    d. È la città di San Francesco.

    e. È chiamata “la città dell’acciaio”.

    f. Le sue tavole di bronzo sono scritte in umbro.

    3. Le parole del testo

    Completa le frasi con: acciaieria – confine – marchio – norcineria – sciapo – vendemmia

    1. Il Tevere era un __________ tra gli Etruschi e gli Umbri.

    2. Nel 1884 a Terni nasce una grande __________.

    3. Il pane senza sale si chiama pane __________.

    4. Il negozio dove si comprano i salumi è la __________.

    5. “DOP Umbria” è il __________ dell’olio d’oliva umbro.

    6. A ottobre, in Umbria, c’è la __________.

    Mostra soluzioni
    1. Scegli la risposta giusta

    1. a

    2. c

    3. b

    4. c

    5. a

    2. I luoghi dell’Umbria

    1. c

    2. e

    3. f

    4. d

    5. a

    6. b

    3. Le parole del testo

    1. confine

    2. acciaieria

    3. sciapo

    4. norcineria

    5. marchio

    6. vendemmia

    C1 · Avanzato
    Richer vocabulary and longer sentences.

    Circondata dall’Italia

    Basta un’occhiata alla cartina per notare un’anomalia. Delle venti regioni italiane, quindici si affacciano sul mare; delle cinque che ne sono prive, quattro si trovano al Nord e confinano con la Francia, la Svizzera o l’Austria. Ne resta una sola senza coste e senza frontiere: l’Umbria, stretta fra Toscana, Marche e Lazio. Il fatto che sia anche fitta di boschi spiega il soprannome con cui tutti la conoscono: “il cuore verde d’Italia”.

    Piccola, e arroccata

    Con circa 850.000 abitanti e due sole province, Perugia e Terni, l’Umbria è tra le regioni meno popolose del Paese. Eppure è punteggiata (dotted) di borghi medievali, quasi tutti arroccati (perched) in cima a un colle, là dove nel Medioevo era più agevole (easier) difendersi: Assisi, Spello, Gubbio, Todi, Orvieto, Spoleto, Narni, oltre naturalmente al capoluogo, Perugia.

    Senza mare, non senza acqua

    Il mare manca, l’acqua no. Il Tevere attraversa la regione prima di scendere verso Roma; a ovest si apre il Trasimeno, il lago più esteso dell’Italia peninsulare e il quarto del Paese. Ma il luogo più sorprendente è alle porte di Terni: la Cascata delle Marmore, 165 metri in tre salti, tra le più alte d’Europa. Di naturale ha soltanto l’aspetto. Nel 271 a.C. il console romano Manio Curio Dentato fece scavare un canale per liberare la piana di Rieti dalle acque stagnanti del Velino, che da allora precipitano nel Nera. Nel 1817 Byron, davanti a quello spettacolo, definì la cascata “orribilmente bella”. Poco distante, il piccolo lago di Piediluco appartiene allo stesso sistema idrico.

    La stessa acqua ha fatto di Terni una città industriale. Nel 1884 vi nacque la prima grande industria siderurgica (steel industry) italiana, e la città si guadagnò i nomi di “città dell’acciaio” e “Manchester italiana”. Terni fu anche tra le prime città italiane ad avere la corrente elettrica. Ancora oggi la Cascata funziona a orario: le sue acque alimentano la produzione di elettricità e vengono rilasciate a pieno regime solo in alcune fasce della giornata.

    Prima di Roma

    La regione deve il nome agli Umbri, che già gli autori antichi consideravano fra le popolazioni originarie della penisola. Il Tevere segnava il confine: sulla sponda occidentale gli Etruschi, con Perugia e Orvieto; su quella orientale gli Umbri. Lungo il Nera viveva un altro popolo, i Naharti, che prendevano il nome da quello antico del fiume, Nahar; se fossero Umbri a loro volta è una questione su cui gli studiosi non concordano. Li conosciamo grazie alle Tavole di Gubbio, sette lastre di bronzo incise in umbro: una delle testimonianze più importanti di una lingua che il latino avrebbe poi soppiantato (replaced). Quanto a Terni, i Romani la chiamarono Interamna Nahars: la città fra i fiumi, nella terra dei Naharti.

    Due santi

    Nel Medioevo questa piccola regione dà i natali (is the birthplace of) a due figure destinate a segnare l’Europa. San Benedetto da Norcia scrive la regola da cui prende forma il monachesimo occidentale. San Francesco d’Assisi rinuncia alle ricchezze paterne per abbracciare la povertà, ed è oggi patrono d’Italia: il 4 ottobre, giorno a lui dedicato, è tornato a essere festa nazionale. Chi volesse saperne di più trova un breve approfondimento nella newsletter n. 2.

    A tavola

    Priva di mare, l’Umbria ha una cucina di terra, che comincia dal pane: un pane senza sale, detto “sciapo”, cioè insipido. La spiegazione più diffusa chiama in causa (points to) la Guerra del sale del 1540, quando Perugia si ribellò alla tassa imposta da papa Paolo III e, si racconta, smise per protesta di salare il pane. Gli storici, però, la considerano una leggenda: il pane era sciapo già da tempo, più probabilmente perché il sale costava caro. Di certo si sposa a meraviglia con i salumi di Norcia, sapidi (savoury, salty) quanto basta, e così rinomati che in italiano chi lavora le carni suine si chiama “norcino” e la sua bottega “norcineria”.

    Su quel pane va l’olio extravergine d’oliva, che porta il marchio DOP Umbria (Denominazione di Origine Protetta): l’Umbria è stata la prima regione italiana a ottenerlo per l’intero territorio, suddiviso in cinque sottozone. A novembre, con l’olio nuovo, basta una fetta di pane abbrustolito (toasted) per avere una bruschetta eccezionale.

    C’è poi il tartufo nero pregiato di Norcia. A dispetto del nome scientifico, Tuber, non è un tubero ma un fungo: vive sottoterra, in simbiosi con le radici di querce e lecci, e si raccoglie da dicembre a metà marzo. A scovarlo sono cani addestrati, subentrati (who replaced) ai maiali, troppo golosi per essere affidabili.

    Nel bicchiere

    Ottobre è il mese della vendemmia, e in Umbria si vendemmia un po’ ovunque: a Orvieto, il cui bianco è apprezzato da secoli, a Torgiano, sulle colline del Trasimeno, intorno a Perugia, Todi e Assisi. Il vino più celebre resta però il Sagrantino di Montefalco, ottenuto in purezza da un vitigno autoctono (native grape variety) ricchissimo di tannini, le sostanze responsabili di quella sensazione di bocca asciutta. Ne nasce un rosso scuro e potente, che il disciplinare (official production rules) impone di far invecchiare almeno 37 mesi prima della vendita. Di vino e di vendemmia torneremo a parlare nella newsletter.

    In viaggio

    Al ristorante, tre voci del menù meritano una spiegazione. Gli strangozzi al tartufo sono una pasta lunga di sola acqua e farina, con il tartufo nero grattugiato sopra. La torta al testo, nonostante il nome, non è un dolce: è una focaccia bassa cotta su un disco rovente, il “testo”, e farcita con prosciutto, salsiccia o verdure. Le pappardelle al cinghiale sono larghe strisce di pasta condite con un sugo di selvaggina (game).

    Spesso chi viaggia tra Firenze e Roma attraversa l’Umbria quasi senza accorgersene. Eppure, vale la pena fermarsi.

    Mettiti alla prova

    Esercizi

    1. Vero o falso?

    Leggi le frasi e scrivi Vero (V) o Falso (F).

    1. Tra le regioni italiane senza mare, l’Umbria è l’unica che non confina con uno Stato estero.

    2. La Cascata delle Marmore è un fenomeno naturale, che i Romani si sono limitati a sfruttare.

    3. Gli studiosi concordano sul fatto che i Naharti fossero Umbri.

    4. Per gli storici, il pane sciapo nasce dalla Guerra del sale del 1540.

    5. Il tartufo nero vive in simbiosi con le radici di alcuni alberi.

    6. Il disciplinare del Sagrantino impone almeno 37 mesi di invecchiamento.

    2. Espressioni del testo

    Abbina ogni espressione (1–6) al suo significato (a–f).

    1. arroccati

    2. agevole

    3. soppiantato

    4. dà i natali a

    5. sapidi

    6. subentrati a

    a. è il luogo di nascita di

    b. saporiti, piuttosto salati

    c. costruiti in alto, in un punto difficile da raggiungere

    d. venuti al posto di

    e. facile

    f. sostituito

    3. Connettivi e verbi

    Scegli la parola giusta per completare le frasi del testo.

    1. L’Umbria è tra le regioni meno popolose del Paese. __________ è punteggiata di borghi medievali. (Eppure / Perciò / Infatti)

    2. Gli storici, __________, la considerano una leggenda. (quindi / però / cioè)

    3. __________ del nome scientifico, Tuber, non è un tubero ma un fungo. (A causa / Per via / A dispetto)

    4. La torta al testo, __________ il nome, non è un dolce. (secondo / nonostante / grazie a)

    5. Se __________ Umbri a loro volta è una questione su cui gli studiosi non concordano. (erano / sarebbero / fossero)

    6. Una lingua che il latino __________ poi soppiantato. (avrebbe / avesse / ha)

    Mostra soluzioni
    1. Vero o falso?

    1. V

    2. F (è artificiale: il canale è del 271 a.C.)

    3. F (non concordano)

    4. F (la considerano una leggenda)

    5. V

    6. V

    2. Espressioni del testo

    1. c

    2. e

    3. f

    4. a

    5. b

    6. d

    3. Connettivi e verbi

    1. Eppure

    2. però

    3. A dispetto

    4. nonostante

    5. fossero

    6. avrebbe

  • #2 — Nord, Centro e Sud: tre Italie diverse? · Is Italy really three countries?

    #2 — Nord, Centro e Sud: tre Italie diverse? · Is Italy really three countries?

    Choose your level

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    A2 · Elementare
    Short sentences, with English help in brackets.

    Ciao e benvenuto/a su Italy Explained. Io sono Riccardo e questo è il secondo episodio della serie. Se non capisci ogni parola, prova a seguire il significato generale. Sul canale YouTube Italy Explained trovi anche la versione video di questo episodio.

    Se chiedi a un italiano da dove viene (where they come from), può dire: “Sono di Milano”, ma anche: “Sono del Nord”. Oppure: “Sono di Roma, sono del Centro”. O ancora: “Sono di Napoli, sono del Sud”.

    Ma che cosa significano Nord, Centro e Sud?

    Tre parti d’Italia

    Al Nord ci sono città come Milano, Torino e Venezia. Al Centro ci sono Firenze e Roma. Anche l’Umbria, la mia regione, è al Centro. Al Sud ci sono Napoli e Bari, e anche la Sicilia e la Sardegna.

    Il Sud ha anche un altro nome: Mezzogiorno. La parola mezzogiorno significa “le dodici” (twelve o’clock), ma può significare anche “Sud”. Perché? A mezzogiorno il sole si trova a sud.

    Storie diverse

    Oggi l’Italia è un solo Paese, ma prima del 1861 c’erano diversi Stati (states). Nel Sud c’era un grande regno, cioè uno Stato governato da un re (a king). Una parte del Centro era governata dal Papa (the Pope). Il Nord era diviso in diversi Stati.

    Per questo Nord, Centro e Sud hanno storie e tradizioni diverse. Anche la cucina cambia: al Nord sono tradizionali il riso, la polenta (cornmeal porridge) e il burro (butter), al Sud la pasta e l’olio d’oliva (olive oil).

    Nord e Sud

    Al Nord ci sono più posti di lavoro (jobs). Per questo, negli anni Cinquanta e Sessanta, milioni di persone del Sud sono andate a lavorare nelle città del Nord, soprattutto a Torino e Milano.

    Queste migrazioni hanno portato anche molti pregiudizi (prejudices). Un pregiudizio è un’idea, spesso negativa, su una persona o un gruppo che non conosciamo veramente.

    Una parola importante da capire è terrone: è una parola offensiva per le persone del Sud. Qualcuno la usa per scherzare (as a joke), ma può ancora essere molto offensiva.

    Quindi è importante capirla, ma è meglio non usarla.

    Un frutto, tre nomi

    Anche l’italiano cambia da una zona all’altra.

    Pensa a questo frutto: 🍉

    A Milano puoi sentire anguria (watermelon). A Firenze o Roma, cocomero. A Napoli o in Sicilia puoi sentire anche melone d’acqua.

    Questo è l’italiano regionale: la lingua è la stessa, ma alcune parole cambiano da una zona all’altra.

    Anche i saluti (greetings) cambiano. In alcune zone puoi sentire “buonasera” già dopo pranzo (after lunch), in altre più tardi.

    Un Paese, tante Italie

    Nel 1861 molti italiani usavano soprattutto il dialetto (dialect), cioè la lingua locale della loro zona.

    Poi la scuola e la televisione hanno aiutato a diffondere (to spread) l’italiano in tutto il Paese.

    Oggi gli italiani hanno in comune (in common) la lingua, ma anche libri, film, musica e sport. E una persona può sentirsi italiana e anche siciliana, veneta o umbra.

    Allora, tre Italie diverse?

    Nord, Centro e Sud sono tre Italie diverse? Sì e no: hanno storie e tradizioni diverse, ma fanno parte dello stesso Paese.

    Nel prossimo episodio andiamo in Umbria, la mia regione!

    Mettiti alla prova

    Esercizi

    1. Vero o falso?

    Leggi le frasi e scrivi Vero (V) o Falso (F).

    1. L’Umbria si trova nel Centro Italia.

    2. La parola “Mezzogiorno” può significare anche “Nord”.

    3. Prima del 1861 l’Italia era divisa in diversi Stati.

    4. “Terrone” è una parola che si può usare sempre senza problemi.

    5. “Anguria” e “cocomero” indicano lo stesso frutto.

    2. Le parole dell’episodio

    Completa le frasi con le parole del riquadro. Usa ogni parola una sola volta.

    dialetto – regno – pregiudizio – Mezzogiorno – anguria

    1. Un __________ è uno Stato governato da un re.

    2. Un __________ è un’idea, spesso negativa, su una persona o un gruppo che non conosciamo veramente.

    3. __________ è un altro nome per il Sud Italia.

    4. A Milano puoi sentire la parola __________ per indicare il cocomero.

    5. Nel 1861 molti italiani usavano soprattutto il __________ della loro zona.

    3. Scegli la risposta corretta

    Scegli l’opzione corretta.

    1. L’Italia è diventata uno Stato unito nel 1861 / nel 1961.

    2. “Terrone” è una parola offensiva / formale.

    3. A Roma, per questo frutto 🍉, si dice cocomero / melone.

    4. Molti italiani nel 1861 parlavano soprattutto il dialetto / l’inglese.

    5. La scuola e la televisione hanno aiutato a diffondere / dividere la lingua italiana.

    Mostra soluzioni
    1. Vero o falso?

    1. V

    2. F

    3. V

    4. F

    5. V

    2. Le parole dell’episodio

    1. regno

    2. pregiudizio

    3. Mezzogiorno

    4. anguria

    5. dialetto

    3. Scegli la risposta corretta

    1. nel 1861

    2. offensiva

    3. cocomero

    4. il dialetto

    5. diffondere

    B1/B2 · Intermedio
    The full story, in everyday Italian.

    Prova a chiedere a un italiano da dove viene. Probabilmente non ti dirà soltanto il nome della sua città. Ti dirà anche: “Sono del Nord”, “Sono del Centro” o “Sono del Sud”. Ma che cosa significano, davvero, queste tre parole? E l’Italia è veramente divisa in tre?

    Ciao, io sono Riccardo e questo è Italy Explained. Se durante la lettura non capisci tutto, prova semplicemente a seguire il senso generale. E se preferisci seguire questo episodio con l’aiuto di immagini e video, trovi anche la versione video sul canale YouTube Italy Explained.

    Oggi facciamo un viaggio da nord a sud per capire che cosa rende diverse queste tre Italie, e che cosa invece le unisce.

    Dove sono Nord, Centro e Sud

    L’Istat, l’Istituto nazionale di statistica, divide l’Italia in cinque aree: Nord-ovest, Nord-est, Centro, Sud e Isole. Nella vita di tutti i giorni, però, gli italiani parlano di tre parti.

    Una curiosità: quando si parla di queste differenze, il Centro quasi scompare. Il grande confronto, nella storia e nella società, è quello tra Nord e Sud. E per il Sud c’è anche un altro nome: Mezzogiorno.

    Sai perché il Sud Italia si chiama anche Mezzogiorno? Mezzogiorno vuol dire “le dodici”, cioè l’ora a metà della giornata. A mezzogiorno, visto dall’Italia, il sole si trova a sud. Per questo la parola ha cominciato a indicare quella zona d’Italia.

    Storie diverse

    L’Italia è uno Stato unito solo dal 1861. Prima, per molti secoli, le varie parti della Penisola hanno avuto storie diverse. Gran parte del Sud era un unico grande regno, con capitale Napoli. Una parte importante del Centro era lo Stato della Chiesa, governato dal Papa. Il Nord era diviso in più Stati, molto legati al resto d’Europa. Così abitudini, dialetti e cucina si sono sviluppati in modo diverso.

    A tavola, Nord e Sud non sono uguali. Al Nord c’è una grande tradizione di riso, polenta e burro. Pensa: l’Italia produce più della metà del riso europeo, e quasi tutto viene da due regioni del Nord, il Piemonte e la Lombardia. Al Sud, invece, sono più importanti il grano duro (durum wheat), l’olio d’oliva e le verdure. Ma attenzione: in Italia la cucina cambia soprattutto da regione a regione, e spesso da una città all’altra.

    Una differenza importante: economia e lavoro

    Oggi c’è poi un divario (gap) che si vede nei numeri. Secondo l’Istat, nel 2024 il PIL per abitante, cioè il valore di tutto quello che si produce in un anno, diviso per il numero di abitanti, era di circa 46.000 euro nel Nord-ovest e di circa 25.000 nel Mezzogiorno. E tra i 15 e i 64 anni, al Sud lavora circa una persona su due, al Nord circa sette su dieci.

    Per questo, da molti decenni, tanti giovani del Sud partono verso il Nord. Negli anni Cinquanta e Sessanta milioni di persone sono andate a lavorare nelle fabbriche di Torino e Milano. E il viaggio continua ancora oggi, anche se nel 2025 il Mezzogiorno è stata l’area d’Italia dove il lavoro è cresciuto di più. Queste migrazioni hanno portato anche molti pregiudizi.

    Gli stereotipi, e una parola da conoscere

    C’è una parola che in Italia potresti ancora sentire: “terrone”. È un modo spregiativo (derogatory), cioè offensivo, di chiamare le persone del Sud. Viene da “terra” e probabilmente dai nomi di alcune zone meridionali, come la Terra di Lavoro, la Terra di Bari e la Terra d’Otranto. Oggi alcuni meridionali la usano anche con ironia, ma resta una parola che può ferire. Quindi: è importante capirla, ma è meglio non usarla.

    Esiste anche una parola per chi viene dal Nord, “polentone”, spesso usata in modo scherzoso. Ma le due parole non hanno lo stesso peso. E come tutti gli stereotipi, dicono pochissimo sulle singole persone.

    La lingua di Nord, Centro e Sud

    Un frutto, tre nomi. D’estate a Milano compri un’anguria. A Firenze o a Roma, lo stesso frutto si chiama cocomero. E a Napoli o in Sicilia potresti sentire “melone d’acqua”. Stesso frutto, stessa lingua, parole diverse. È l’italiano regionale, ed è normalissimo!

    Anche i saluti cambiano

    Come si saluta in Italia? Con gli amici: “ciao”. Con una persona che non conosci: “buongiorno” o “buonasera”. E se non sai quale usare, “salve” va bene quasi sempre. Ma attenzione: l’ora in cui si passa da “buongiorno” a “buonasera” cambia anche da zona a zona. In alcune parti del Centro e del Sud puoi sentire “buonasera” già dopo pranzo, mentre altrove si aspetta il tardo pomeriggio.

    Un Paese, tante Italie

    Che cosa unisce gli italiani? Prima di tutto, una lingua comune. Nel 1861, quando nasce l’Italia unita, solo una piccola parte della popolazione parlava abitualmente italiano: nella vita di tutti i giorni si usavano soprattutto i dialetti. A diffondere l’italiano sono state la scuola, il servizio militare e, dagli anni Cinquanta, la televisione. Negli anni Sessanta la Rai aveva perfino un programma per insegnare a leggere e a scrivere agli adulti. Si chiamava “Non è mai troppo tardi”.

    Ma non c’è solo la lingua. Dopo più di 160 anni di storia comune, gli italiani condividono libri, film, musica, sport e momenti della storia che fanno parte della memoria collettiva. E forse è questo uno degli aspetti più interessanti dell’Italia: un’identità nazionale che non ha cancellato quelle locali. Si può essere italiani e, allo stesso tempo, sentirsi profondamente siciliani, veneti o romani.

    Allora, tre Italie diverse?

    Sì e no. Nord, Centro e Sud hanno storie, tradizioni e modi di parlare diversi, ma fanno parte dello stesso Paese. E per conoscere davvero l’Italia bisogna andare più vicino: nelle regioni, nelle città e nei territori.

    Ed è proprio quello che faremo nel prossimo episodio: andiamo in Umbria, la mia regione.

    Mettiti alla prova

    Esercizi

    1. Le parole del testo

    Trova nel testo una parola o un’espressione che corrisponde alla definizione.

    1. Un giudizio, spesso negativo, che si dà prima di conoscere veramente una persona o un gruppo → __________

    2. Che esprime disprezzo verso qualcuno → __________

    3. Spostamento di persone da un luogo a un altro → __________

    4. Una differenza importante tra due situazioni o territori → __________

    5. Varietà dell’italiano influenzata dalla zona in cui viene parlata → __________

    2. I connettivi

    Completa le frasi con: per questo – mentre – però – anche se – infatti

    1. Il Nord e il Sud hanno avuto storie diverse; __________, ancora oggi esistono importanti differenze.

    2. Tra i 15 e i 64 anni, al Sud lavora circa una persona su due, __________ al Nord circa sette su dieci.

    3. Il Mezzogiorno presenta ancora difficoltà economiche; nel 2025, __________, l’occupazione è cresciuta.

    4. __________ “terrone” può essere usato ironicamente, resta una parola potenzialmente offensiva.

    5. L’Italia presenta forti differenze regionali. La lingua, __________, cambia da una zona all’altra.

    3. Rispondi alle domande

    Rispondi alle domande con frasi complete.

    1. Perché il termine “Mezzogiorno” viene utilizzato per indicare il Sud Italia?

    2. Perché esistono ancora importanti differenze culturali tra le varie parti d’Italia?

    3. Che cosa ha spinto molti meridionali a trasferirsi al Nord?

    4. Perché bisogna fare attenzione quando si usa la parola “terrone”?

    5. In che modo l’italiano può cambiare da una regione all’altra?

    Mostra soluzioni
    1. Le parole del testo

    1. pregiudizio

    2. spregiativo

    3. migrazione

    4. divario

    5. italiano regionale

    2. I connettivi

    1. per questo

    2. mentre

    3. però

    4. anche se

    5. infatti

    3. Rispondi alle domande

    Possibili risposte:

    1. Perché a mezzogiorno il sole si trova a sud e, nel tempo, la parola ha iniziato a indicare anche il Sud.

    2. Perché prima dell’unificazione le diverse parti della Penisola hanno avuto per secoli storie e Stati diversi.

    3. Soprattutto la ricerca di lavoro e di migliori opportunità economiche.

    4. Perché è un termine spregiativo rivolto alle persone del Sud e può essere offensivo, anche se a volte viene usato ironicamente.

    5. Possono cambiare alcune parole e alcune abitudini linguistiche.

    C1 · Avanzato
    Richer vocabulary and longer sentences.

    Ciao e benvenuto/a su Italy Explained. Io sono Riccardo e in questo secondo episodio affrontiamo una delle distinzioni più radicate nel modo in cui gli italiani descrivono il proprio Paese. Come sempre, non è necessario comprendere ogni singola parola: conta soprattutto seguire il filo del ragionamento e servirsi del contesto. La versione video è disponibile sul canale YouTube Italy Explained.

    Chiedere a un italiano da dove venga non significa necessariamente ottenere il nome di una città. Non è raro sentirsi rispondere: “Sono del Nord”, “Sono del Centro” oppure “Sono del Sud”, come se queste grandi aree potessero raccontare qualcosa non solo sulla provenienza di una persona, ma anche sulla sua identità.

    Eppure Nord, Centro e Sud non sono realtà nettamente separate: sono categorie che usiamo per orientarci in un Paese segnato da differenze territoriali profonde e, allo stesso tempo, da oltre un secolo e mezzo di storia comune.

    Dove finisce il Nord e dove comincia il Sud?

    L’Istat distingue cinque ripartizioni territoriali: Nord-ovest, Nord-est, Centro, Sud e Isole. Nel linguaggio quotidiano, tuttavia, queste si riducono a tre macroaree, con Sicilia e Sardegna incluse nel Sud.

    Curiosamente, nel dibattito pubblico il Centro tende a rimanere sullo sfondo: la contrapposizione che ha segnato la storia economica e sociale dell’Italia contemporanea è quella tra Nord e Mezzogiorno. Del resto, nemmeno il Centro è uno spazio omogeneo: Toscana, Lazio, Umbria e Marche hanno storie, economie e identità molto diverse.

    Anche il termine Mezzogiorno merita attenzione. Indica anzitutto la metà del giorno; poiché nell’emisfero boreale, a quell’ora, il sole culmina verso sud, la parola ha finito per designare il punto cardinale e poi l’Italia meridionale: una piccola traccia del modo in cui, per secoli, ci si è orientati osservando il cielo.

    Prima dell’Italia c’erano molte Italie

    Prima del 1861 la Penisola era suddivisa in Stati differenti. Gran parte del Mezzogiorno apparteneva a un unico regno con capitale Napoli; una vasta porzione del Centro era governata dal Papa attraverso lo Stato della Chiesa; il Settentrione era frammentato in diverse entità politiche, spesso profondamente inserite nelle dinamiche dell’Europa continentale.

    Per secoli, dunque, popolazioni che oggi appartengono allo stesso Stato hanno sviluppato istituzioni, consuetudini ed economie proprie. L’unità politica non ha cancellato questa stratificazione storica: molte differenze che attribuiamo genericamente al “Nord” o al “Sud” diventano più comprensibili se osservate attraverso la storia dei singoli territori.

    Una geografia che si mangia

    La cucina ne offre l’esempio più immediato. Nell’Italia settentrionale hanno avuto storicamente un ruolo centrale riso, polenta e burro: non è un caso che Piemonte e Lombardia producano oltre il 90% del riso italiano, che a sua volta supera la metà di quello europeo. Nel Mezzogiorno contano invece di più il grano duro, l’olio d’oliva e i prodotti del clima mediterraneo.

    Sarebbe però fuorviante immaginare due cucine compatte separate da una linea: la gastronomia italiana è estremamente locale, e una ricetta tradizionale in una città può risultare quasi estranea pochi chilometri più in là.

    Il divario che resiste

    Se le differenze gastronomiche vengono celebrate, quelle economiche sono decisamente più problematiche. Nel 2024 il PIL per abitante era di circa 46.000 euro nel Nord-ovest e di circa 25.000 nel Mezzogiorno. Anche sul mercato del lavoro la distanza è considerevole: tra i 15 e i 64 anni lavora circa una persona su due nel Mezzogiorno e circa sette su dieci al Nord, un divario di una ventina di punti percentuali.

    Quello tra Nord e Sud non è quindi soltanto un contrasto culturale o una collezione di stereotipi: è anche uno dei principali squilibri strutturali dell’Italia contemporanea.

    Questa disparità ha alimentato per decenni consistenti flussi migratori interni: durante il boom economico degli anni Cinquanta e Sessanta, milioni di meridionali raggiunsero i grandi centri industriali del Settentrione, come Torino e Milano, trasformandone fabbriche e quartieri.

    La mobilità dal Mezzogiorno non appartiene però al passato: ancora oggi molti giovani partono verso il Centro-Nord o l’estero. Il quadro, tuttavia, non è immobile: nel 2025 il Mezzogiorno è stata l’area del Paese in cui l’occupazione è cresciuta di più.

    Quando una parola racconta un pregiudizio

    Le migrazioni interne misero in contatto popolazioni che, pur appartenendo allo stesso Stato, potevano percepirsi come profondamente diverse. È in questo contesto che acquista importanza una parola che chi vive in Italia potrebbe ancora incontrare: terrone.

    Si tratta di un termine spregiativo rivolto alle persone dell’Italia meridionale; la sua etimologia rimanda alla “terra” ed è stata collegata a denominazioni storiche come Terra di Lavoro, Terra di Bari e Terra d’Otranto.

    Nel tempo alcuni meridionali si sono anche riappropriati del termine, usandolo con ironia, ma la parola non ha perso la sua carica offensiva: significato e intenzione dipendono da chi la pronuncia, da chi la riceve e dal contesto. Esiste anche polentone, rivolto agli abitanti del Nord, ma i due termini non sono speculari e portano con sé storie differenti.

    Le parole, del resto, non si limitano a descrivere le divisioni sociali: spesso ne conservano la memoria.

    Lo stesso vale, in forma più innocua, per gli stereotipi del settentrionale freddo ed efficiente e del meridionale caloroso ma poco puntuale: generalizzazioni che partono magari da differenze osservabili, ma finiscono per semplificare realtà complesse, attribuendo gli stessi tratti, indistintamente, a milioni di individui.

    Non esiste un solo italiano

    Le differenze emergono anche nella lingua. A Milano è comune dire anguria; a Firenze e Roma prevale cocomero; in alcune aree meridionali si può incontrare melone d’acqua.

    Non si tratta necessariamente di dialetto, ma di quello che i linguisti chiamano italiano regionale: varietà dell’italiano riconoscibili nel lessico, nella pronuncia e talvolta persino nella grammatica. Due persone possono parlare un italiano perfettamente comprensibile e, allo stesso tempo, rivelare subito la propria provenienza.

    Perfino il saluto varia: non esiste un’ora valida in tutta Italia in cui “buongiorno” lasci il posto a “buonasera”. In alcune zone del Centro e del Sud il secondo compare già dopo pranzo; altrove più tardi.

    Un Paese, tante Italie

    Che cosa permette allora di parlare di un’identità italiana comune? La lingua, certamente, ma la sua diffusione è stata graduale: nel 1861 soltanto una minoranza della popolazione usava abitualmente l’italiano, mentre nella comunicazione quotidiana prevalevano le varietà locali.

    La scuola, il servizio militare, le migrazioni interne e poi i mezzi di comunicazione contribuirono alla diffusione di una lingua condivisa. La televisione ebbe un ruolo particolarmente visibile: negli anni Sessanta la Rai trasmetteva persino un programma di alfabetizzazione per adulti, “Non è mai troppo tardi”, condotto dal maestro Alberto Manzi.

    Ridurre l’identità nazionale alla lingua sarebbe però limitante. Più di centosessant’anni di vita comune hanno prodotto una memoria collettiva fatta di letteratura, cinema, musica, televisione, sport e grandi avvenimenti storici, condivisa anche da persone cresciute in contesti molto diversi.

    La particolarità italiana sta forse proprio nella convivenza di questi livelli di appartenenza: sentirsi italiani non implica sentirsi meno siciliani, piemontesi, romani, napoletani, veneti o umbri.

    Allora, tre Italie diverse?

    Sì e no.

    La distinzione tra Nord, Centro e Sud permette di cogliere fenomeni reali: percorsi storici differenti, squilibri economici, migrazioni, varietà linguistiche. Ma, proprio perché usa categorie molto ampie, rischia di nascondere differenze altrettanto importanti all’interno delle tre macroaree.

    Parlare di “tre Italie” è utile, quindi, soprattutto come punto di partenza. Per capire davvero il Paese bisogna avvicinare lo sguardo: dalle macroaree alle regioni, dalle regioni alle città, dalle città ai territori. Ed è quello che faremo nelle prossime settimane.

    Cominciamo dal cuore della Penisola: l’Umbria, la mia regione.

    Mettiti alla prova

    Esercizi

    1. Espressioni del testo

    Abbina ogni espressione della colonna A alla definizione corretta della colonna B.

    A

    1. rimanere sullo sfondo

    2. stratificazione storica

    3. squilibrio strutturale

    4. riappropriarsi di un termine

    5. memoria collettiva

    B

    A. Riprendere e utilizzare in modo nuovo una parola precedentemente usata contro il proprio gruppo.

    B. Insieme di esperienze, eventi e riferimenti del passato condivisi da una comunità.

    C. Ricevere meno attenzione rispetto ad altri elementi.

    D. Differenza profonda e persistente legata alla struttura economica o sociale di un sistema.

    E. Presenza contemporanea di elementi prodotti da diversi periodi storici.

    2. Precisione lessicale e collocazioni

    Scegli la parola che completa la frase nel modo più naturale.

    1. La contrapposizione tra Nord e Sud ha ________ profondamente la storia economica e sociale dell’Italia contemporanea.

    A. inciso

    B. segnato

    C. impresso

    D. investito

    2. L’unificazione politica non è riuscita a ________ completamente le differenze territoriali sviluppatesi nei secoli precedenti.

    A. cancellare

    B. sciogliere

    C. spezzare

    D. staccare

    3. Nel corso del tempo alcuni meridionali si sono ________ del termine “terrone”, nato per offenderli, utilizzandolo ironicamente.

    A. impossessati

    B. appropriati

    C. riappropriati

    D. impadroniti

    4. Le generalizzazioni possono partire da fenomeni reali, ma rischiano di ________ realtà sociali molto più complesse.

    A. semplificare

    B. facilitare

    C. alleggerire

    D. diminuire

    5. La divisione in tre macroaree permette di ________ alcuni fenomeni reali, ma può nascondere differenze interne altrettanto importanti.

    A. afferrare

    B. cogliere

    C. prendere

    D. raccogliere

    3. Comprensione e riflessione

    Rispondi alle domande spiegando la tua risposta sulla base del testo.

    1. Perché la divisione tra Nord, Centro e Sud è utile ma, allo stesso tempo, può essere fuorviante?

    2. In che modo le migrazioni interne hanno modificato la società italiana?

    3. Che cosa mostra la storia della parola “terrone” sul rapporto tra lingua e società?

    4. Perché l’italiano regionale non deve essere confuso automaticamente con il dialetto?

    5. In che senso l’identità nazionale italiana può convivere con identità locali molto forti?

    Mostra soluzioni
    1. Espressioni del testo

    1. C

    2. E

    3. D

    4. A

    5. B

    2. Precisione lessicale e collocazioni

    1. B – segnato

    2. A – cancellare

    3. C – riappropriati

    4. A – semplificare

    5. B – cogliere

    3. Comprensione e riflessione

    Possibili risposte:

    1. Perché permette di individuare alcune grandi differenze storiche, economiche e culturali, ma può nascondere la forte varietà presente all’interno delle stesse macroaree.

    2. Hanno trasferito milioni di persone soprattutto dal Sud verso i centri industriali del Nord, trasformando città, quartieri e rapporti tra popolazioni provenienti da territori diversi.

    3. Mostra che le parole possono conservare la memoria di divisioni e pregiudizi sociali e che il loro significato può cambiare anche in base a chi le usa e al contesto.

    4. Perché l’italiano regionale è una varietà della lingua italiana influenzata dal territorio e può differire nel lessico, nella pronuncia e in alcuni aspetti grammaticali senza essere un dialetto.

    5. Perché le diverse appartenenze possono sovrapporsi: una persona può identificarsi contemporaneamente con l’Italia e con la propria regione o città.