
Italy Explained · Ep. 7 · L’Italia e l’acqua
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A2Elementare · short sentences, English glossary3 min ▾
Ciao e benvenuto/a su Italy Explained! Io sono Riccardo e questo è il settimo episodio della serie. Sul canale YouTube Italy Explained trovi anche la versione video di questo episodio.
L’Italia è quasi tutta circondata dal mare. Ci sono anche laghi, fiumi e una città costruita sull’acqua: Venezia. D’estate le spiagge sono piene di gente. Allora l’Italia e l’acqua vanno d’accordo? Non sempre. In autunno, a volte, l’acqua fa paura.
A Firenze, su alcuni muri del centro, c’è una piccola targa. Sulla targa ci sono una linea e una data: 4 novembre 1966. La linea mostra fin dove è arrivata l’acqua quella notte. In alcune strade è molto alta.
Quell’autunno ha piovuto per giorni. Di notte il fiume Arno è uscito ed è entrato in città. La mattina c’erano acqua e fango dappertutto: nelle case, nei negozi, nelle chiese e nei musei. Migliaia di libri antichi sono finiti sott’acqua.
Poi sono arrivati tanti ragazzi, da tutta Italia e da altri Paesi. Nessuno li aveva chiamati. Erano quasi tutti studenti. Toglievano il fango e salvavano i libri. A Firenze li hanno chiamati “angeli del fango”.
Perché in Italia ci sono le alluvioni? L’Italia è lunga e stretta, con tante montagne e colline. I fiumi sono corti: quando piove molto, diventano grandi in poche ore. Inoltre molte case sono vicino ai fiumi o sulle colline. Il terreno è fragile: in tanti posti c’è il rischio di alluvioni e di frane.
Con il clima che cambia, le piogge molto forti sono più probabili. Nel 2023, in Romagna, l’acqua ha coperto paesi e campagne. All’inizio di quest’anno, a Niscemi, in Sicilia, una grande frana ha fatto crollare il terreno al bordo del paese, e molte famiglie hanno lasciato la loro casa.
Nel 1966 in Italia non c’era un sistema per le emergenze. Oggi c’è la Protezione civile: lavorano insieme lo Stato, le regioni, i comuni, i vigili del fuoco e tanti volontari. Quando arriva una pioggia forte, c’è l’allerta meteo. Ha tre colori, come un semaforo: gialla, arancione e rossa. Il sindaco di ogni città decide che cosa fare, per esempio chiudere le scuole.
E i ragazzi del 1966? Nel 2023, in Romagna, molti giovani sono arrivati di nuovo con pale e stivali. E tutti li hanno chiamati con lo stesso nome: angeli del fango.
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Glossario · Glossary
il mare = the sea
la targa = plaque
il fango = mud
gli angeli del fango = “the mud angels”, the young volunteers of 1966
l’alluvione = flood
fragile = fragile
la frana = landslide
la Protezione civile = Italy’s civil protection system
l’allerta meteo = weather alert
il sindaco = mayor
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Esercizi
1. Metti in ordine i fatti
Metti in ordine i fatti dal primo (1) all’ultimo (5).
a) Arrivano tanti ragazzi e salvano i libri.
b) Piove per giorni.
c) Nasce il nome “angeli del fango”.
d) L’Arno esce ed entra in città.
e) La mattina c’è fango dappertutto.
2. Completa con la parola giusta
fango · frana · targa · sindaco · allerta
1. Sul muro c’è una __________ con una data.
2. Dopo l’alluvione nelle strade c’era tanto __________.
3. A Niscemi c’è stata una grande __________.
4. Quando piove forte c’è l’__________ meteo.
5. Il __________ decide se chiudere le scuole.
3. Essere o avere?
Completa il passato prossimo con il presente di essere o avere.
1. L’Arno __________ uscito dal suo letto.
2. I ragazzi __________ salvato i libri.
3. Molte famiglie __________ lasciato la casa.
4. Nel 2023 i giovani __________ arrivati in Romagna.
5. L’acqua __________ entrata nelle case.
Mostra soluzioni
1. b · d · e · a · c
2. 1 targa · 2 fango · 3 frana · 4 allerta · 5 sindaco
3. 1 è · 2 hanno · 3 hanno · 4 sono · 5 è
B1/B2Intermedio · the full story4 min ▾
L’Italia è quasi tutta circondata dal mare. Ha laghi, fiumi e perfino una città costruita sull’acqua, Venezia. D’estate le spiagge sono piene, e per molti il bagno al mare è quasi un rito. Verrebbe da pensare che l’Italia e l’acqua vadano molto d’accordo. Poi arriva l’autunno, e il rapporto si scopre più complicato.
Per capirlo, si può partire da Firenze. In alcune strade del centro, sui muri delle case, c’è una piccola targa con una linea e una data: 4 novembre 1966. La linea indica fin dove arrivò l’acqua quella notte, quando l’Arno uscì dal suo letto e invase la città. In certi punti è così alta che bisogna alzare la testa per vederla.
Quell’autunno aveva piovuto per giorni. All’alba l’acqua, piena di fango, era già nelle case, nelle botteghe, nelle chiese e nei musei. Nella grande biblioteca della città finirono sott’acqua migliaia di libri antichi. Nella chiesa di Santa Croce un crocifisso di Cimabue, un grande pittore del Medioevo, rimase per ore nel fango e perse più della metà del suo colore.
Eppure, chi a Firenze ricorda l’alluvione parla soprattutto d’altro. Parla dei ragazzi che arrivarono da tutta Italia e da mezzo mondo, anche se nessuno li aveva chiamati. Erano soprattutto studenti. Dormivano dove capitava e passavano le giornate a togliere il fango e a salvare i libri, che passavano di mano in mano in lunghe catene umane. In città li chiamarono “angeli del fango”.
Il problema, però, non riguarda solo Firenze. L’Italia è lunga e stretta, piena di montagne e di colline, e i suoi fiumi sono quasi tutti corti: quando piove tanto, si gonfiano in poche ore. In più, per molto tempo si è costruito vicino ai fiumi e sulle colline, cioè proprio dove arriva l’acqua quando il fiume esce. Al telegiornale lo chiamano dissesto idrogeologico: vuol dire che in molte zone il terreno è instabile, può franare o essere portato via dall’acqua, e quasi ovunque c’è il rischio di frane o di alluvioni.
Con il clima che cambia, poi, sono più probabili le piogge molto forti, che fanno cadere tantissima acqua in poche ore. Nella primavera del 2023, in Romagna, paesi e campagne si sono trasformati in pochi giorni in un grande lago marrone. A volte, invece, è la terra a muoversi. All’inizio di quest’anno, a Niscemi, in Sicilia, una grande frana ha fatto crollare il terreno al bordo del paese, e centinaia di famiglie hanno dovuto lasciare la loro casa.
Nel 1966 l’Italia non aveva ancora un sistema organizzato per le emergenze, e molti aiuti arrivarono tardi. Oggi c’è la Protezione civile, che non è un solo corpo ma una grande rete: ne fanno parte lo Stato, le regioni, i comuni, i vigili del fuoco e migliaia di volontari. Quando gli esperti prevedono piogge forti, lanciano l’allerta meteo, che ha i colori di un semaforo: gialla, arancione o rossa. Poi in ogni città è il sindaco a decidere che cosa fare, per esempio se chiudere le scuole o i parchi. La Protezione civile, però, interviene quando il pericolo è già arrivato. Per ridurre il rischio serve un lavoro più lento e meno visibile: curare il territorio e costruire nei posti giusti.
E quegli studenti del 1966? In un certo senso non se ne sono mai andati. Molti gruppi di volontari che oggi lavorano con la Protezione civile sono nati proprio da esperienze come la loro. E quando nel 2023 le strade della Romagna si sono riempite di ragazzi con pale e stivali di gomma, nessuno ha dovuto inventare un nome nuovo: erano di nuovo gli angeli del fango.
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Glossario · Glossary
circondato = surrounded
il rito = ritual
la targa = plaque
il letto (del fiume) = riverbed
il fango = mud
la bottega = workshop, small shop
la catena umana = human chain
gonfiarsi = to swell
il dissesto idrogeologico = unstable ground, with a risk of floods and landslides
la frana = landslide
la rete = network
l’allerta meteo = weather alert
il sindaco = mayor
la pala = shovel
gli stivali di gomma = rubber boots
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Esercizi
1. Scegli la risposta giusta
1. Che cosa indica la targa?
a) il nome della via · b) fin dove arrivò l’acqua nel 1966 · c) dove abitava Cimabue
2. Secondo il testo, perché i fiumi italiani si gonfiano in poche ore?
a) perché sono corti e scendono da montagne e colline · b) perché sono molto lunghi · c) perché finiscono nei laghi
3. Che cos’è la Protezione civile?
a) un solo corpo dello Stato · b) una rete di istituzioni e volontari · c) un’associazione di studenti
4. Che cosa è successo a Niscemi?
a) un’alluvione · b) una frana · c) un terremoto
2. Parole e significati
Abbina ogni parola (1–5) al suo significato (a–e).
1. la bottega · 2. gonfiarsi · 3. la frana · 4. il sindaco · 5. la pala
a) diventare più grande, per esempio un fiume dopo la pioggia · b) lo strumento per togliere terra o fango · c) un piccolo negozio dove lavora un artigiano · d) la persona che guida un comune · e) un pezzo di terreno che scivola verso il basso
3. Il passato remoto
Nel testo ci sono verbi al passato remoto. Scrivi l’infinito.
1. arrivò → __________
2. uscì → __________
3. finirono → __________
4. rimase → __________
5. perse → __________
6. chiamarono → __________
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1. 1b · 2a · 3b · 4b
2. 1c · 2a · 3e · 4d · 5b
3. 1 arrivare · 2 uscire · 3 finire · 4 rimanere · 5 perdere · 6 chiamare
C1Avanzato · richer vocabulary5 min ▾
A guardarla su una carta geografica, l’Italia sembra fatta apposta per andare d’accordo con l’acqua. È quasi tutta circondata dal mare, è punteggiata di laghi e di sorgenti termali, e ha perfino una città, Venezia, che sull’acqua è stata costruita. D’estate le spiagge si riempiono, e per molti il bagno al mare è un rito a cui non si rinuncia. Verrebbe spontaneo pensare a un rapporto sereno, quasi affettuoso. Eppure basta un autunno particolarmente piovoso perché quel rapporto mostri il suo lato più fragile.
A Firenze lo si capisce osservando i muri. In alcune strade del centro, a un’altezza che costringe ad alzare lo sguardo, una piccola targa segna il livello raggiunto dall’acqua nella notte tra il 3 e il 4 novembre 1966. Quella notte l’Arno, gonfio dopo giorni di pioggia incessante, ruppe gli argini e si riversò in città. All’alba Firenze era sommersa da un’acqua densa di fango e di detriti, che aveva invaso case, botteghe artigiane, chiese e musei. Nella grande biblioteca cittadina migliaia di volumi antichi rimasero sott’acqua. Nella basilica di Santa Croce il crocifisso dipinto da Cimabue, uno dei padri della pittura medievale, restò immerso nel fango tanto a lungo da perdere circa il 60% della superficie dipinta. Ancora oggi è l’immagine simbolo di quei giorni.
Eppure, quando a Firenze si ricorda l’alluvione, il racconto prende quasi sempre un’altra direzione. Si parla dei ragazzi arrivati da ogni parte d’Italia e da mezzo mondo, senza che nessuno li avesse chiamati. Erano per lo più studenti, che dormivano dove capitava e trascorrevano le giornate a spalare fango e a mettere in salvo libri e quadri, passandoseli di mano in mano in lunghe catene umane. Furono i fiorentini a chiamarli “angeli del fango”, un’espressione che da allora è entrata stabilmente nella lingua.
Del resto, Firenze non è un caso isolato. La forma stessa del Paese, lungo e stretto, attraversato da catene montuose e disseminato di colline ripide, fa sì che i fiumi siano per lo più brevi e che, in caso di piogge intense, si ingrossino nel giro di poche ore. A questo si aggiunge che per decenni si è costruito, talvolta con troppa leggerezza, lungo i corsi d’acqua e sui pendii, cioè proprio là dove l’acqua, prima o poi, torna a reclamare il proprio spazio. È ciò che al telegiornale si chiama dissesto idrogeologico: un territorio fragile, in cui il rischio di frane e alluvioni riguarda, in misura diversa, quasi ogni regione.
A complicare le cose c’è poi il clima che cambia, che rende più probabili episodi di pioggia estrema, brevi e violentissimi, anche se non ovunque allo stesso modo. Nella primavera del 2023 la Romagna ha visto paesi e campagne trasformarsi, nel giro di pochi giorni, in un’unica distesa d’acqua color fango. E talvolta a cedere non sono gli argini ma il terreno stesso. All’inizio di quest’anno, a Niscemi, in Sicilia, una frana ha fatto cedere il terreno ai margini dell’abitato, costringendo centinaia di famiglie a lasciare la propria casa, forse per sempre.
Nel 1966 l’Italia non disponeva ancora di un sistema organizzato per gestire le emergenze, e i soccorsi arrivarono in ritardo e in modo disordinato. Fu proprio quell’esperienza, insieme ai grandi terremoti degli anni successivi, a convincere il Paese della necessità di attrezzarsi. Oggi esiste la Protezione civile, che non è un corpo unico ma una rete in cui collaborano lo Stato, le regioni, i comuni, i vigili del fuoco e moltissimi volontari. Quando gli esperti prevedono piogge intense, diramano l’allerta meteo, scandita dai colori di un semaforo: gialla, arancione o rossa. Spetta poi al sindaco di ciascun comune decidere quali misure adottare, dalla chiusura delle scuole a quella dei parchi. La Protezione civile, tuttavia, interviene quando il pericolo è già alle porte. Ridurre il rischio è un’altra faccenda: un lavoro lento e poco visibile, fatto di cura del territorio e di scelte su dove e come costruire, che dà i suoi frutti proprio negli anni in cui non succede niente.
E gli studenti del 1966? In un certo senso non se ne sono mai andati. Molte delle associazioni di volontariato che oggi affiancano la Protezione civile affondano le radici proprio in esperienze come la loro. Così, quando nel 2023 le strade della Romagna si sono riempite di ragazzi armati di pale, scope e stivali di gomma, non è stato necessario inventare un nome nuovo: erano, ancora una volta, gli angeli del fango.
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Glossario · Glossary
punteggiato di = dotted with
incessante = relentless
rompere gli argini = to burst its banks
riversarsi = to pour into
i detriti = debris
la bottega artigiana = craftsman’s workshop
spalare = to shovel
disseminato di = scattered with
ingrossarsi = to swell
con leggerezza = carelessly
il pendio = slope
reclamare = to claim back
il dissesto idrogeologico = unstable ground, with a risk of floods and landslides
cedere = to give way
l’abitato = built-up area
diramare = to issue (an alert)
spettare a = to be up to
affiancare = to work alongside
affondare le radici = to have its roots
Mettiti alla prova
Esercizi
1. Scegli la risposta giusta
1. Secondo il testo, il crocifisso di Cimabue…
a) fu portato via dagli studenti · b) è diventato il simbolo dell’alluvione · c) non fu toccato dall’acqua
2. Il dissesto idrogeologico dipende…
a) solo dalla pioggia · b) dalla forma del territorio e da come si è costruito · c) dalla lunghezza dei fiumi
3. Nel 1966 i soccorsi…
a) arrivarono in ritardo · b) erano organizzati dalla Protezione civile · c) arrivarono solo dall’estero
4. Chi decide se chiudere le scuole?
a) il sindaco · b) gli esperti · c) i vigili del fuoco
2. Espressioni e significati
Abbina ogni espressione (1–5) al suo significato (a–e).
1. rompere gli argini · 2. con leggerezza · 3. spettare a · 4. affondare le radici · 5. cedere
a) avere origine · b) non reggere più · c) uscire dal letto del fiume · d) senza riflettere abbastanza · e) essere compito di
3. Completa con il connettivo giusto
eppure · del resto · poi · proprio · così
1. L’Italia è circondata dal mare. __________ in autunno l’acqua può fare paura.
2. Firenze non è un caso isolato: __________, quasi ogni regione conosce il rischio di frane.
3. Negli ultimi anni, __________, le piogge molto forti sono diventate più probabili.
4. Si è costruito __________ dove l’acqua torna a passare.
5. Il nome esisteva già: __________ nessuno ha dovuto inventarne uno nuovo.
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1. 1b · 2b · 3a · 4a
2. 1c · 2d · 3e · 4a · 5b
3. 1 Eppure · 2 del resto · 3 poi · 4 proprio · 5 così